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Una guida per pensare il presente: al via 58esima Biennale arte

Venezia, 6 mag. (askanews) – La settimana che si apre sarà quella di uno dei rituali più frequentati dai personaggi del Sistema dell’arte: i giorni di preview della Biennale d’arte di Venezia sono infatti una sorta di evento cui non si può mancare, un’occasione che è anche mondana – in modi più o meno prevedibili, non sempre così facilmente leggibili come a volte ci viene fatto di pensare – ma che è soprattutto, al di là della ritualità globalizzata, il primo momento di confronto con quello che resta il “termometro del contemporaneo” più importante al mondo. Poi per dare un giudizio realmente consapevole serviranno tutti i sei mesi dell’esposizione, se non di più, ma, nella temperie della documentazione immediata e dell’interpretazione istantanea obbligatoria, la preview assume un peso che va ben oltre quello, ragionevole, di un primo imprinting, fondativo, certo, ma per sua stessa natura non definitivo.La 58esima Esposizione internazionale d’Arte è stata affidata alla curatela del newyorchese Ralph Rugoff che ha scelto di intitolarla, sulla scorta di un proverbio cinese, “May You Live In Interesting Times”. Una sottolineatura, quella sui “tempi interessanti” che contiene in sé la consapevolezza problematica di certi motivi di interesse e, al tempo stesso, si basa sulla convinzione che, comunque, l’arte sia chiamata a tenere gli occhi aperti davanti al mondo che abitiamo, per quanto questa visione sia spesso difficile. “Se vuoi essere un artista – ha detto Rugoff ad askanews in occasione della presentazione ufficiale della sua Biennale – impara a osservare come ogni cosa è connessa con le altre”. Una connessione che si fonda sul valore della complessità, parola chiave di questa Biennale, e che il curatore ha voluto declinare chiedendo agli artisti invitati, 79 in totale, per la prima volta più donne che uomini, di presentare lavori diversi tra loro per le due sedi della mostra (Arsenale e Giardini), in modo da consentire un duplice incontro con ciascun protagonista e, contemporaneamente, mostrare come le interpretazioni semplificatorie e schematiche spesso non siano adeguate per interpretare la realtà complessa (che in questo caso è il lavoro di un artista, ma il metodo vale per qualsiasi contesto, e anche in ciò sta la dimensione politica della Biennale).Per questo attendiamo di scoprire i contributi che hanno dato al progetto di Ralph Rugoff artisti come Michael Armitage o Ludovica Carbotta, Dominique Gonzalez- Foerster o Christian Marclay, Tomas Saraceno o Hito Steyerl, Rosemarie Trockel o Apichatpong Weerasethakul. Lavori che, ha detto ancora il curatore, ci spingono “a guardare con sospetto a tutte le categorie, i concetti e le soggettività che sono dati per indiscutibili”. Che ci invitano “a considerare alternative e punti di vista sconosciuti, e a capire che ‘l’oridine’ è ormai diventato una presenza simultanea di ordini”, al plurale (anche qui vedasi la notazione precedente sulla dimensione politica del ragionamento). Complessità e pluralità, dunque, parole magnifiche e terribili, che qui in Biennale – abbinate all’idea di libertà della complessità – vengono espressamente e copnsapevolmente invocate. Perché, seppure in modo indiretto, sono ancora parole di Rugoff, “l’arte può offrire una guida che ci aiuti a vivere e pensare proprio questi tempi interessanti”.La 58esima sarà anche l’ultima Biennale d’arte della presidenza di Paolo Baratta, il grande artefice della rinascita di questa manifestazione secolare, il cerimoniere (“demoniaco e ufficiale” diceva Claudio Magris di Thomas Mann e, in un certo senso, la formula si addice bene a Baratta) di una difesa strenua e inflessibile della necessità di “vedere di più”, sostenta dalla convinzione che gli artisti portano avanti una “rivoluzione permanente” che “ci scuote dalla tentazione di richiuderci costantemente”. E la grandezza del personaggio si capisce appieno quando, con il consueto tono formale, ci ricorda – lo ha fatto proprio a noi pochi mesi fa – che guardare seriamente all’arte è un modo “per non confondere noi stessi con la marionetta che abbiamo fatto di noi per compiacerci”. E’ sicuramente possibile che in frasi di questo tipo ci sia una dose di consapevolezza e forse anche di compiacimento del valore retorico (soprattutto nel senso di oratoria), ma ciò non ci autorizza in nessun modo a far passare in secondo piano il messaggio, il contenuto, che è sostanzialmente dirompente. E perdere Baratta (anche senza fare alcun riferimento alle ipotesi che circolano nei corridoi giornalistici sul nome del sostituto, alcune inquietanti) è, lo scriviamo con tutta la consapevolezza della tautologia, una vera perdita, con la quale dovremo fare i conti nel prossimo futuro.Intanto, in attesa delle prime riservate preview del martedì, dei cocktail e delle molteplici inaugurazioni previste in Laguna in questi giorni febbrili, possiamo augurarci che la nuova Biennale sia fedele al quadro teorico che ha portato ad allestirla e che i motivi di interesse di questi Tempi siano dirompenti come le parole di Baratta e di Rugoff, e ci facciano anche un po’ male: sarebbe la prima prova di un probabile successo.

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Fabrizio Bassanesi
Nato nel maggio 1972 (Toro ascendente Leone) rivela subito doti di ribelle "a modo suo". Diplomatosi ragioniere, intraprende subito la carriera di venditore che non ha mai lasciato. Dal 2007 si occupa di formazione ad aziende e persone.
http://amicoganoderma.net/

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