Home>Blog>Cronaca>[L’intervista] “Il problema non è il Codice degli appalti ma l’incapacità dei nostri amministratori di fare una gara”
Cronaca Politica

[L’intervista] “Il problema non è il Codice degli appalti ma l’incapacità dei nostri amministratori di fare una gara”

“Non facciamo l’errore di confondere la burocrazia con il codice degli appalti. Occorre chiamare le cose col proprio nome: dopo la burocrazia, il secondo problema nelle nostre pubbliche amministrazioni è l’incapacità e l’inadeguatezza di dirigenti, funzionari e impiegati”.

Alfonso Sabella è oggi giudice presso il Tribunale del Riesame di Napoli. È stato pm antimafia, “cacciatore” di boss latitanti e poi arrestati, da Bagarella a Cuntrera  passando per Giovanni Brusca e il resto del pantheon di Cosa Nostra. Nel 2015, ai tempi della giunta Marino, è stata la parentesi rosa tra Mafia Capitale e la paralisi della giunta Raggi ricoprendo l’incarico di assessore alla Legalità in Campidoglio. Esperienza preziosa. In fretta dimenticata e non valorizzata, purtroppo. Nel 2018 ha scritto un libro “Capitale infetta, come liberare la Capitale da mafia e corruzione” che è il bilancio amaro di occasioni sprecate. Ecco perché Sabella è un ottimo interlocutore per capire cosa c’è di vero nella caccia alle streghe al Codice degli appalti, in queste ore l’ultimo fronte dove si sta consumando la sopravvivenza del governo.

Nel pomeriggio Lega e 5 Stelle hanno trovato un nuovo accordo sul testo dell’emendamento al decreto sblocca appalti che congela nei fatti il Codice degli appalti approvato nel 2016 per fronteggiare l’ennesima emergenza corruzione e infiltrazione della criminalità negli appalti pubblici, già modificato nella legge di Bilancio 2019 e ora definitivamente messo in mora. Da qualche mese infatti il Codice è diventato il “buco nero” della paralisi italiana in tema di lavori pubblici, piccole e grandi opere. Il paradigma di ciò che non deve essere e invece è. Dopo l’ultimatum/ provocazione del premier Conte – “o lavoriamo e andiamo avanti con la realizzazione dei punti del Contratto di governo oppure mi dimetto” – e l’ennesima fibrillazione notturna proprio sul decreto sblocca cantieri, la sintesi che fa gioire i due vicepremier (“il governo lavora e va avanti”) è nei fatti la Caporetto delle battaglie anticorruzione portate avanti dai 5 Stelle. Nell’emendamento Patuanelli-Romeo restano tre dei 5 punti voluti dalla Lega. Tanto per dire, i subappalti sono ammessi fino al 40 per cento del valore dell’opera e il ribasso d’asta può arrivare fino al 30 per cento. Sotto il milione, l’affidamento può essere diretto. Zucchero per le organizzazioni criminali.

Giudice Sabella,  il Codice degli appalti frena lo sviluppo del paese?

“Il problema non sono le norme, gli articoli del Codice degli appalti che pure hanno avuto bisogno di un tagliando dopo l’entrata in vigore.  Il problema in Italia è una classe di amministratori per lo più inadeguata, selezionata non per merito ma per nepotismo e parentopoli varie. Nella mia esperienza nella Capitale ho trovato dirigenti molto competenti ma soprattutto dirigenti assunti con chiamata diretta, in base ad amicizie. Pensi che una volta un Capo dipartimento, uno che prendeva 160 mila uro l’anno, mi chiese se la gara a evidenza pubblica andava pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Una domanda del genere significa, nel migliore dei casi, che quel dirigente da 160 mila euro non aveva mai fatto una gara”.

Eppure governatori di regione, sindaci, anche si centrosinistra, hanno denunciato che il Codice degli appalti “frena la spesa” e  “ha messo in difficoltà molti comuni e istituzioni pubbliche”.

“E’ chiaro che la gara nel piccolo comune non deve seguire la prassi di quelle di grandi enti pubblici. Dunque qualcosa va certamente modificato, succede in tutte le leggi che regolano settori così importanti e, soprattutto, in continua evoluzione. Il problema è che io sento solo parlare di regole da congelare per due anni e mai qualcuno che sollevi il problema della formazione. Ripeto: facciamo corsi di aggiornamento al personale amministrativo, assumiamo giovani che sanno usare il web e vedrai come improvvisamente sarà tutto più facile e anche regolare e trasparente”.

Una narrazione frequente in questo periodo è che “nessuno vuole più fare il sindaco o l’assessore perchè teme di finire indagato per colpa del Codice degli appalti e di come è scritto i reato di abuso di ufficio”. Cosa dice l’ex pm e ora giudice Sabella?

“A mio avviso, invece, le emergenze sono altre due. La prima è l’emergenza programmata. La seconda è ad culum parandum, e con il latinorum ho voluto ingentilire il concetto che è quello di pararsi il fondoschiena”.

Cos’è l’emergenza programmata?

“E’ arrivare a dicembre e dire che c’è l’emergenza freddo. Il freddo va previsto in agosto e preparare per tempo le gare per il sale contro il ghiaccio, i senza tetto e tutto quello che serve per il freddo. In agosto, non a dicembre. A quel punto, cioè all’ultimo momento,  è chiaro che le assegnazioni e le gare vengono fatte in emergenza bypassando le regole del Codice degli appalti”.

Vuole spiegare il concetto ad culum parandum?

“Semplice: chi non fa non sbaglia. E infatti la nostra amministrazione non è capace di spendere. E la paralisi è il problema di questo paese”.

In effetti, però, il rischio di essere indagato per un amministratore è molto alto in questo Paese.

“Le dico di più: il rischio è doppio. Si può finire indagati e anche davanti alla Corte dei Conti per danno erariale. Ti chiedono di restituire i soldi, che è la cosa che fa più male. Ma occorre capire una volta per tutte che si tratta di un rischio fisiologico, legato all’esercizio del proprio mestiere. Un dirigente pubblico fa scelte discrezionali è normale che sia sottoposto al rischio di denuncia o di ricorso. L’importante è che motivi bene, su basi giuridiche e in trasparenza, le sue scelte. Ecco perchè è importante la formazione degli amministratori. Lo dico io che sono un giudice: un avviso di garanzia non è una condanna a vita. Fare le cose in trasparenza è l’unica vera garanzia”. 

Torniamo al Codice degli appalti. La mediazione politica tra Lega e 5 Stelle “libera” gli appalti delle regole auree del divieto di fare ribassi d’asta e di subappaltare i lavori, di rivolgersi a ditte selezionate con titoli e a professionisti selezionati. Vuol dire abbassare la guardia rispetto a corruzione e infiltrazioni criminali?

“Il Codice degli appalti  si ispira a tre principi cardine: trasparenza; non discriminazione tra gli aventi diritto; libera concorrenza. La cronaca giudiziaria ci insegna che questi sono i principi guida contro le infiltrazioni della criminalità organizzata e contro la corruzione. Qualunque modifica che va ad indebolire questi tre principi, è sbagliata”.

Comunque è vero che un piccolo comune può non avere le professionalità necessarie per indire una gara e selezionare i partecipanti. Come minimo servirebbe un doppio o anche triplo regime. E’ d’accordo?

“Non c’è dubbio che il piccolo comune  non è un ministero.  Il problema però va risolto a monte, non a valle”.

Cioè?

“Faccio un esempio. Oggi 4 giugno 2019 in un comune come Roma, che è anche città metropolitana e capitale d’Italia, si fanno 15 diverse  gare d’appalto per acquistare le sedie, una per ogni municipio che è un stazione appaltante autonoma. Tutto ciò non solo è assurdo ma è soprattutto criminogeno e molto costosa”.

In effetti negli ultimi anni molti Presidenti del consiglio, l’ultimo è stato Matteo Renzi, hanno provato a ridurre il numero delle stazioni appaltanti. Il Dpcm, già pronto, non è mai stato attuato. Ci sarebbe una riduzione da 12 mila a 3 mila per i lavori pubblici e da 25mila a 5 mila per l’acquisto di beni e servizi. Perché non si dà seguito a questo Dpcm?

“Perchè il potere oggi in Italia risiede in chi ha la capacità di spesa, chi gestisce il portafoglio, e in chi chi può decidere il contraente. Va da sè che le resistenze a questa rivoluzione, che avrebbe effetti molto importanti sulla spending review, sono infinite e perfettamente trasversali. Quando ero in Campidoglio avevo definito i passaggi per la CUC, la Centrale unica di spesa per l’amministrazione capitolina. Da 60 stazioni appaltanti Roma sarebbe passata ad una sola. Poi il sindaco Marino fu dimissionato (per un nulla, visto l’esito del processo, ndr), noi andammo a casa, arrivò il commissario Tronca ma quella riforma, già pronta, finì nel cassetto. Il problema è che anche i 5 Stelle l’hanno lasciata lì. Un suggerimento: è ancora valida, usatela”.

Il decreto sblocca-appalti riporta l’affidamento diretto per i lavori sotto un milione di euro e il ribasso d’asta fino al 40 per cento dell’importo di gara. Cosa ne pensa?

“E’ stata una grade vittoria aver eliminato il ribasso d’asta e l’affidamento diretto che sono prassi dove la criminalità sguazza. E’ una sconfitta vedere tornare entrambi. Le offerte al ribasso negli appalti possono avere solo 2 significati: è stata sbagliata la valutazione dell’opera, e questo è sempre spia di corruzione o spreco; oppure hai chiesto ad un privato di costruire una Ferrari con i soldi di una 500. E allora poi ci sono la varianti in corso d’opera, l’aggiornamento dei capitolati, l’aumento dei costi e spesso, purtroppo, le opere non vengono finite. L’Italia è piena di cattedrali nel deserto che vanno in rovina”.

http://notizie.tiscali.it/politica/articoli/problema-non-e-codice-intervista-sabella/

Condividi su:
Fabrizio Bassanesi
Nato nel maggio 1972 (Toro ascendente Leone) rivela subito doti di ribelle "a modo suo". Diplomatosi ragioniere, intraprende subito la carriera di venditore che non ha mai lasciato. Dal 2007 si occupa di formazione ad aziende e persone.
http://amicoganoderma.net/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *