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Cronaca Politica

[L’inchiesta] Fondi russi alla Lega: indagine per corruzione internazionale. E il governo torna a traballare

Adesso non si scherza più. Vodke, matrioske, pupazzi e rubli, gli unici “regali” russi secondo la versione di Matteo Salvini,  diventano fascicoli d’indagine, ipotesi di reato da brivido (corruzione internazionale e poi vediamo se finanziamento illecito ai partiti), amici e collaboratori indagati. Il tutto nelle mani di un magistrato, l’aggiunto di Milano Fabio De Pasquale che è un mago e un mastino quando si tratta di tracciare il percorso dei soldi tra rogatorie, conti correnti italiani ed esteri, intrecci di fondazioni e associazioni spesso usate come lavatrici, canali di finanziamento e scudo per transazioni che devono restare coperte.

Al 38 per cento

In 48 ore è cambiata la prospettiva. E se Matteo Salvini continua la sua scalata nel consenso (gli ultimi sondaggi lo danno al 38%) popolare, l’inchiesta della procura di Milano sull’ipotesi che soldi di Mosca, ricavati con provviste illecita, possano aver finanziato la campagna della Lega per le Europee, ha tutta l’aria di poter mettere Matteo Salvini in quell’angolo della partita destinato al logoramento. “E se Matteo avesse perso l’attimo?” si chiedeva ieri un deputato leghista preoccupato per la piega che sta prendendo la faccenda. E per la tensione che, nonostante l’ordine di scuderia -“minimizzare, è tutta una bufala” – attraversa le facce di deputati e senatori del Carroccio. “A me pare che qualche fanfarone le sparava grosse e qualcuno, per chissà quali fini, ne approfitta per gettare discredito su Salvini” interviene Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che in genere, prima di parlare ci pensa sei volte.

“Un problema politico”

Un pasticcio. Anzi, “un problema politico” ha azzardato ieri lo stesso Salvini che a metà mattinata, appena diventata ufficiale l’esistenza dell’inchiesta a Milano, è arrivato ad ipotizzare la crisi di governo. Perché i 5 Stelle, convinti che sia chiusa la finestra elettorale di settembre e devastati dall’erosione di consenso in favore della Lega, hanno pensato bene da qualche giorno di mettersi per traverso sui tavoli del governo ancora aperti per tentare di fermare lo strapotere di Salvini. Così ieri è saltata, ufficialmente “congelata”, la trattativa a palazzo Chigi per l’Autonomia differenziata delle tre regioni. “Qualcuno qui vuole sabotare l’Autonomia? Se è così ci regoliamo di conseguenza” ha minacciato il vicepremier leghista. Se ne riparla la prossima settimana ma la distanza sembra incolmabile.

Per gli stessi motivi, cioè la comprensibile esuberanza dei 5 Stelle, s’è fermato anche l’iter del decreto sicurezza bis.  Igor Iezzi, il capogruppo della Lega in commissione Giustizia – dove si stanno esaminando gli emendamenti – ieri pomeriggio ha fermato le macchine e rinviato tutto a oggi dopo che i presidenti, grillini, di entrare le Commissioni (Brescia agli Affari costituzionali e Businarolo, Giustizia) hanno bocciato emendamenti voluti dal ministro dell’Interno sui buoni pasto e sulle divise di poliziotti, vigili del fuoco, polizia locale in quanto “non coerenti con la ratio del decreto”.   Più che altro, ulteriori macchine di consenso per lo stesso Salvini. “Se andiamo avanti con i 5 Stelle? Vedremo” ha ripetuto il vicepremier leghista ieri sera. “Una cosa è certa: o quegli emendamenti rientrano oppure noi non torniamo in Commissione”. Una minaccia. Un ricatto. L’alternativa è far saltare il governo.

Rischio logoramento

La situazione è questa: l’inchiesta sui fondi russi fa paura, innervosisce. Mediaticamente potrebbe indebolire la Lega. Nella sostanza è ancora presto per dirlo. Chi nella Lega chiede da tempo di strappare, ieri ha indicato nuovamente quella strada sapendo che è l’ultima occasione. I 5 Stelle provano a cavalcare l’inchiesta per recuperare agibilità politica. Salvini lo capisce e ricorda a tutti chi ha, ancora almeno, il mazzo delle carte in mano. Così alla richiesta di una Commissione d’inchiesta sui finanziamenti ai partiti, gli onesti e trasparenti 5 Stelle non affondano la lama e decidono di mandare la palla in tribuna. “La Commissione? Certo, su tutti i partiti”. In altri tempi avrebbero occupato l’aula.

Cambio di scena

La lettura dei giornali ieri mattina è stato un brutto momento per Salvini: fallito il tentativo di rendere marginali e irrilevanti i colloqui tra un suo uomo di fiducia, Gianluca Savoini, e alcuni magnati russi del petrolio finalizzati a far arrivare nella casse esangui di via Bellerio 65 milioni di dollari. I fondi per la campagna elettorale per le Europee. Era necessario dunque cambiare scena e strategia. Al tavolo tecnico sulle Autonomie convocato a palazzo Chigi per le 9 i 5 Stelle hanno provato subito ad alzare la testa e hanno messo in fila una serie di richieste che hanno svuotato le proposte di legge di Lombardia e Veneto. Si apre una discussione che è chiaro che non andrà da nessuna parte. Poco dopo le 11 rimbalza da Milano la notizia che la procura ha aperto un fascicolo per corruzione internazionale. E’ solo la prima doccia gelata della giornata. Una giornata che cambia nella sostanza la natura dell’alleanza di governo.

Sotto indagine da febbraio

L’inchiesta è sulla scrivania dell’aggiunto De Pasquale, titolare del Dipartimento reati economici internazionali – il pm che riuscì a condannare Berlusconi per la frode fiscale nella compravendita dei diritti tv – e seguita dai pm Gaetano Ruta e Sergio Spadaro. L’ipotesi di reato è corruzione internazionale, anche se potrebbe trasformarsi presto in finanziamento illecito. “Stiamo facendo accertamenti per capire se ci siano reati o meno” ha precisato il procuratore Francesco Greco. In realtà i file audio pubblicati mercoledì mattina dal sito americano BuzzFeed non sono una novità per i pm milanesi: li hanno acquisiti da tempo, da mesi, almeno da febbraio quando hanno iniziato ad indagare.  E questa è, per Salvini, la seconda doccia fredda di giornata. Da marzo il leader della Lega andava chiedendo informazioni su un’inchiesta che avrebbe fatto molto male al partito di cui gli era arrivato qualche spiffero. Mai avrebbe immaginato che ci fosse di mezzo un Russiagate italiano e la bellezza di 65 milioni di dollari in fondi neri transitati grazie ad una compravendita di petrolio. Da mesi quindi i pm milanesi indagano su questa ipotesi. Da quando, era febbraio, il settimanale l’Espresso ha iniziato a ficcare il naso sull’asse via Bellerio-Mosca. E’ in via Bellerio (per la precisione in via Colombi 18), quartier generale della Lega, che Savoini ha messo le sede della sua fondazione e associazione culturale Lombardia-Russia. Ed è dal 2013 che Salvini va e torna da Mosca per incontri, meeting e visite di cortesia, sempre grazie alla consulenza di Savoini, un posto fisso in delegazione. Il leader leghista era a Mosca anche quel 18 ottobre 2018. Non pare fosse, però, nei saloni dell’hotel Metropol dove Savoini, altri due italiani di nome Luca e Francesco e tre russi pianificavano il presunto passaggio di 65 milioni di dollari alla Lega.

Le amicizie “nere”

Salvini, l’Eni, banca Intesa a Mosca nel cui consiglio siede Andrea Mascetti, ex Msi poi convertito, con qualche soddisfazione, alla causa leghista: sono i nomi e gli enti che a vario titolo – e tutti da verificare – vengono indicati nel lungo colloquio (un’ora e mezzo ) pubblicato on line da BuzzFeed.  Ciascuno di loro ha più volte e seccamente smentito ogni circostanza. Savoini e Mascetti condividono, oltre che la militanza nella Lega, anche un passato nel Msi (Mascetti) e nell’estrema destra. Savoini infatti, prima di approdare alla Padania (1997) aveva rapporti con camerati come Maurizio Murelli (condannato a Milano per una bomba nel 1973). Oggi ne ha con uomini con copertura diplomatica dello Sluzba Vnesnej Razvedki (SVR), il servizio di spionaggio estero russo.

Indagato Savoini

Da mesi, quindi, i pm milanesi indagano su nomi e contatti e sulle attività di Lombardia-Russia, l’associazione culturale di cui Savoini è presidente con la moglie – russa di San Pietroburgo – Irina Shcherbina e il cui motto è “identità- sovranità-tradizione”. L’associazione è anche il cappello cui fanno riferimento un network di società di import ed export, anche queste nel mirino dei pm milanesi. Infatti – ed è la terza doccia fredda di giornata per Salvini – nel fascicolo ci sono già alcuni indagati e tra questi proprio Savoini.  Gli uomini del Nucleo di polizia economica-finanziaria della Gdf hanno già sentito alcune persone e hanno acquisito alcune foto per identificare gli altri due italiani (Luca e Francesco) e i tre emissari russi presenti al colloquio.

 L’ipotesi delle corruzione internazionale, a cui dovrebbe aggiungersi anche il finanziamento illecito al partito, presuppone che la presunta provvista di 65 milioni ricavata dalla compravendita di petrolio sia stata destinata in parte alla Lega e in parte a qualche funzionario russo.  

Il colloquio        

 Nella registrazione, del 18 ottobre 2018 all’Hotel Metropol di Mosca, Savoini parla con tre russi di strategie sovraniste anti-Ue (“a maggio ci sono le elezioni. Stiamo veramente cambiando la situazione in Europa ed è impossibile fermarci. Siamo al centro di questo processo ma abbiamo un sacco di nemici…”) e di affari legati al petrolio.  Ad un certo punto si sente uno dei due italiani, oltre a Savoini, dire agli interlocutori russi: “Il 4% per noi è sufficiente, se lo sconto arriva al 10, il 6% è vostro”. Ossia, stando all’audio di BuzzFeed, una parte del prezzo della compravendita di petrolio (“un contratto back to back”) tra una società italiana che doveva comprare (nella registrazione si parla dell’Eni che ha smentito) e una società russa che vendeva, sarebbe dovuta arrivare alla Lega per finanziare la “campagna elettorale”(il 4%, ossia circa 65 milioni di dollari) e la restante parte (il 6%) sarebbe andata ai russi. Uno degli italiani spiega anche che è necessario “coinvolgere”le banche per le transazioni e cita “Banca Intesa Russia”.

Questo il quadro che hanno davanti gli investigatori. Destinato ad arricchirsi di dettagli e figure. Una faccenda maledettamente seria. Anche perché il Dipartimento dell’aggiunto De Pasquale ha già lavorato su attività all’estero di Eni e ha sviluppato una cert esperienza in materia di idrocarburi e transazioni petrolifere, comunque energetiche.

A chi conviene tutto ciò?

Salvini, anche se dice di non credere ai complotti, si sta chiedendo “perché adesso tutto questo” e “chi ha interesse a fregarci”. Qui entriamo nel territorio delle supposizioni. Che sono lecite ma non sono indizi. E che, senza dubbio, affasciano a volte più delle notizie. Inevitabile quindi pensare al fatto che Salvini ha avuto negli ultimi anni rapporti intensi con Mosca, con “Russia Unita”, il partito Putin, abbia viaggiato in lungo e in largo in quel paese incontrando magnati e segretari politici.  Nulla però ha fin qui potuto il leader leghista rispetto allo sblocco delle sanzioni commerciali post guerra di Crimea che è invece il motivo per cui Mosca, negli ultimi anni, avrebbe tentato di agganciare vari organi di informazione e siti nei paesi europei proprio per organizzare un’alleanza almeno mediatica all’interno dell’Europa in favor di Mosca. Non sarà però sfuggito che un mese fa Salvini, e rima di lui Giorgetti, è stato a Washington, alla Casa Bianca dove è stato ricevuto dal vice Mike Pence e dal responsabile della sicurezza interna Pompeo. Una visita che ha confermato la linea atlantista di Salvini “il Trump europeo” e di sicuro non gradita a Mosca.

E perché proprio adesso

E’ un indizio anche il fatto che BuzzFeed sia un sito americano che già in passato si è distinto per indagini sui rapporti tra forze politiche europee e i loro legami con la rete di media, siti e giornali che fanno capo a Vladimir Putin. Si è, ad esempio, a lungo dedicato anche al backstage del sistema digitale dei 5 Stelle e su come vengono decise la campagna social. La domanda delle domande è dunque capire chi ha mandato cosa e perché adesso. Si potrebbero mettere in evidenza alcuni fattori –  il viaggio di Salvini a Washington, quello di Putin a Roma il 4 luglio, la nuova mappa del potere europeo che sta prendendo forma in questi giorni. Sicuri, ad esempio che questa storia non peserà sulle decisione del Commissario europeo che dovrebbe toccare alla Lega? Salvini, molto arrabbiato, fa notare che finora la Lega, il partito che ha preso più voti, non ha avuto neppure una vicepresidenza.        

http://notizie.tiscali.it/politica/articoli/Fondi-russi-Lega-indagine-corruzione-internazionale/

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Fabrizio Bassanesi
Nato nel maggio 1972 (Toro ascendente Leone) rivela subito doti di ribelle "a modo suo". Diplomatosi ragioniere, intraprende subito la carriera di venditore che non ha mai lasciato. Dal 2007 si occupa di formazione ad aziende e persone.
http://amicoganoderma.net/

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