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Cronaca

[Il commento] Su lavoro e protezione sociale Francesco controcorrente

Francesco ripone molta fiducia nelle Cooperative sociali perché, ispirandosi alla dottrina sociale cristiana, accendono la  speranza che sia possibile un mondo alternativo al collettivismo e allo statalismo, ma anche all’individualismo liberista dove il denaro ha sempre la meglio a scapito della giustizia verso le persone rese meno libere dall’ingiusta povertà.

Una convinzione che aveva espresso più volte in storici discorsi nei tre incontri con i Movimenti Popolari e che ha ribadito ai membri della Confederazione delle Cooperative italiane  ricevuti in occasione del 100° anniversario di fondazione.

Le cooperative sociali

Nate pochi decenni dopo la nascita della dottrina sociale cristiana lanciata dal papa Leone XIII, le Cooperative sociali, per svilupparsi nel segno di una economia sempre più a dimensione umana e libera dal predominio del denaro, si sono ispirate al Vangelo dove Gesù rivaluta fortemente il valore di stare dalla parte dei poveri, dei malati, dei soffrenti, degli esclusi. Nel Vangelo viene inoltre privilegiata una forma associata di servire gli altri, preferita all’iniziativa individuale.

La dimensione di popolo, la dimensione di operare insieme preferendo la condivisione alla competizione che esclude, è una delle caratteristiche dell’insegnamento sociale di Francesco più volte ribadito nell’incontro con le Cooperative italiane. Pur non pronunciando mai il termine “politica” Francesco traccia una proposta sociale che potrebbe portare al superamento di tanti nodi che la politica in Italia finora non ha risolto per migliorare sensibilmente la vita di tutti, specialmente meno fortunati. E neppure il papa propone un modello che sia alternativo alla proposta politica. La sua visione precede la politica e si colloca nell’umano.

Non solo imprenditori di beni ma di carità

“Il Vangelo non è relegabile solo a una parte dell’uomo o della società, ma parla a tutto l’uomo, per renderlo sempre più umano”. Una prospettiva assunta dal modello cooperativo sociale da quanti vi si dedicano con passione. “È un forte segno di speranza  – secondo il papa – quando la dottrina sociale della Chiesa non rimane una parola morta o un discorso astratto, ma diventa vita grazie a uomini e donne di buona volontà, che le danno carne e concretezza, trasformandola in gesti personali e sociali, concreti, visibili e utili.

Anche oggi la Chiesa non ha solo bisogno di dire ad alta voce la Verità; ha sempre necessità di uomini e donne che trasformino in beni concreti ciò che i pastori predicano e i teologi insegnano. In questo senso, oggi, dire “grazie” a voi per i vostri cent’anni d’impegno è anche indicare un esempio per gli uomini del nostro tempo, che hanno bisogno di scoprirsi non solo “prenditori” di bene, ma “imprenditori” di carità.

Il vostro modello cooperativo, proprio perché ispirato alla dottrina sociale della Chiesa, corregge certe tendenze proprie del collettivismo e dello statalismo, che a volte sono letali nei confronti dell’iniziativa dei privati; e allo stesso tempo, frena le tentazioni dell’individualismo e dell’egoismo proprie del liberalismo. Infatti, mentre l’impresa capitalistica mira principalmente al profitto, l’impresa cooperativa ha come scopo primario l’equilibrata e proporzionata soddisfazione dei bisogni sociali. Certamente anche la cooperativa deve mirare a produrre l’utile, ad essere efficace ed efficiente nella sua attività economica, ma tutto questo senza perdere di vista la reciproca solidarietà”.

Cooperare sconfigge l’inferno della solitudine

Ma la capacità di saper leggere il futuro per trasformare il presente non viene quasi mai apprezzata e pertanto anche la visione della cooperazione sociale “basata sulle relazioni e non sul profitto, va controcorrente rispetto alla mentalità del mondo. Solo se scopriamo che la nostra vera ricchezza sono le relazioni e non i meri beni materiali, allora troviamo modi alternativi per vivere e abitare in una società che non sia governata dal dio denaro, un idolo che la illude e poi la lascia sempre più disumana e ingiusta, e anche, direi, più povera”.

Gli ideali della cooperazione sociale non sempre e non subito trovano riscontro economico.

Ma contribuiscono a rendere più vivibile la vita. Si tratta di un lavoro impegnativo e ostinato a “restare umani in un mondo che vuol mercificare ogni cosa”.

“Ma il vantaggio più importante ed evidente della cooperazione è vincere la solitudine che trasforma la vita in un inferno. Quando l’uomo si sente solo, sperimenta l’inferno. Quando, invece, avverte di non essere abbandonato, allora gli è possibile affrontare ogni tipo di difficoltà e fatica. E questo si vede nei momenti brutti.  Il nostro mondo è malato di solitudine – lo sappiamo tutti –, per questo ha bisogno di iniziative che permettano di affrontare insieme ad altri ciò che la vita impone. Camminando e lavorando insieme si sperimenta il grande miracolo della speranza: tutto ci sembra di nuovo possibile. In questo senso la cooperazione è un modo per rendere concreta la speranza nella vita delle persone”.

Ad esempio, è solidarietà “impegnarsi per dare lavoro equamente retribuito a tutti; permettere a contadini resi più fragili dal mercato di far parte di una comunità che li rafforza e li sostiene; a un pescatore solitario di entrare in un gruppo di colleghi; ad un facchino di essere dentro una squadra, e così via. In questo modo, cooperare diventa uno stile di vita. Ecco: cooperare è uno stile di vita. “Io vivo, ma da solo, faccio il mio e vado avanti…”. È un modo di vivere, uno stile di vita. L’altro invece è: “Io vivo con gli altri, in cooperazione”. È un altro stile di vita, e noi scegliamo questo”.

Un posto paritario per le donne

Con un’ultima annotazione per niente secondaria ma forse davvero rivoluzionaria perché inserisce la promozione della donna entro l’anello forte della società, quello della produzione e dell’economia. “Sono soprattutto le donne che, nel mondo globale, portano il peso della povertà materiale, dell’esclusione sociale e dell’emarginazione culturale. Il tema della donna dovrebbe tornare a essere tra le priorità dei progetti futuri in ambito cooperativo. Non è un discorso ideologico. Si tratta invece di assumere il pensiero della donna come punto di vista privilegiato per imparare a rendere la cooperazione non solo strategica ma anche umana. La donna vede meglio che cos’è l’amore per il volto di ognuno. La donna sa meglio concretizzare ciò che noi uomini a volte trattiamo come “massimi sistemi”.

http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/papa-lavoro-protezione-sociale-papa-controcorrente/

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Fabrizio Bassanesi
Nato nel maggio 1972 (Toro ascendente Leone) rivela subito doti di ribelle "a modo suo". Diplomatosi ragioniere, intraprende subito la carriera di venditore che non ha mai lasciato. Dal 2007 si occupa di formazione ad aziende e persone.
http://amicoganoderma.net/

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