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Cronaca

Ancora guai per Mimmo Lucano: nuova indagine per truffa

Neanche 24 ore dopo il rinvio a giudizio disposto dal Gup di Locri, nuovi guai giudiziari per Mimmo Lucano, sindaco sospeso di Riace. La Procura di Locri ha infatti emesso un avviso di conclusione delle indagini, ipotizzando i reati di truffa e falso ideologico in relazione alla gestione dei migranti nel centro della Locride, materia per la quale lo stesso Lucano fu arrestato nell’ottobre del 2018, nell’ambito dell’indagine “Xenia”, curata dalla stessa Procura di Locri. Se, alcuni giorni fa, i sostenitori di Lucano avevano esultato per la pronuncia della Cassazione che, annullando con rinvio il divieto di dimora nella “sua” Riace per il primo cittadino sospeso, aveva minato – in sede cautelare – alcune delle accuse mosse dagli inquirenti, già ieri era stata una giornata infausta per i fautori del “Modello Riace”, con il rinvio a giudizio che ha fatto allungare da sei mesi a un anno il periodo in cui Lucano dovrebbe star lontano dal comune che ha amministrato per anni. Anni in cui Lucano, con il vanto di aver ripopolato grazie ai migranti un borgo che era di fatto destinato alla desertificazione, aveva portato avanti il suo modello d’accoglienza che gli valse anche un posto nella classifica degli uomini più potenti del mondo, stilata alcuni anni fa dalla rivista americana “Fortune”. Poi i rilievi della Prefettura e, infine, l’indagine della Procura di Locri, che nell’ottobre scorso, portò prima ai domiciliari e poi all’esilio, tuttora in corso, il sindaco.

Le accuse della Procura

Nel troncone principale dell’indagine, quello per cui Lucano è stato rinviato a giudizio, i reati contestati agli imputati a vario titolo, sono associazione per delinquere, truffa con corrispondente danno patrimoniale per lo Stato per oltre 350.000 euro, abuso d’ufficio ottenendo un ingiusto vantaggio patrimoniale per oltre 2.000.000 di euro, peculato distraendo fondi pubblici per oltre 2.400.000 euro, concussione, frode in pubbliche forniture, falso e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Con il processo che inizierà nel prossimo mese di giugno, oggi, inoltre, arriva un altro colpo al sindaco dell’accoglienza e dell’integrazione. Il pm di Locri, Ezio Arcadi, ha inviato il 10 aprile un avviso di conclusione delle indagini preliminari a 10 indagati, tra cui Lucano. Nove i capi d’accusa, tutti per il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Lucano è indagato a vario titolo in concorso perché, nella qualità di sindaco e in alcuni casi, al contempo, di responsabile dell’unità operativa ufficio amministrativo del Comune di Riace, avrebbe indotto in errore il ministero dell’Interno e la Prefettura di Reggio Calabria, predisponendo una falsa attestazione in cui veniva dichiarato che le strutture di accoglienza per ospitare i migranti esistenti nel territorio del Comune di Riace erano rispondenti e conformi alle normative vigenti in materia di idoneità abitativa, impiantistica e condizioni igienico sanitarie.

Chi sono gli indagati

Gli indagati sono l’amministratore della cooperativa “Girasole” e i privati proprietari degli appartamenti utilizzati per l’accoglienza. Nell’avviso di conclusione delle indagini, il pm Arcadi sottolinea “la mancanza, in capo al Lucano, di qualunque competenza riconosciuta dall’Ordinamento circa il giudizio relativo ai requisiti tecnici che dovevano possedere gli immobili (dal punto di vista statico, impiantistico e dell’agibilità), nonché l’avere egli predisposto e sottoscritto le determine con le quali venivano assegnate alla Cooperativa Girasole  le somme a pagamento di canoni locativi in favore della Proprietà in assenza dei previsti requisiti”. Secondo l’accusa, ciascuno degli immobili sarebbe “risultato privo di collaudo statico e certificato di abitabilità, documenti indispensabili per l’utilizzo sopra specificato e per come richiesto specificamente, del resto, sia dal manuale operativo SPRAR che dalle convenzioni stipulate tra il Comune di Riace e la Prefettura”.

A Lucano non viene contestata alcuna appropriazione

Si tratta, ovviamente, di un’indagine che si incrocia con quella principale e che riguarda anche l’utilizzo di risorse pubbliche. Sebbene a Lucano non sia contestata alcuna appropriazione, tale disinvoltura amministrativa avrebbe non solo causato ingiusto profitto ai co-indagati, ma, evidentemente, danno agli Enti Pubblici. Come previsto dalla legge, Lucano e gli altri indagati hanno ora venti giorni per presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni del difensore, chiedere al Pubblico Ministero il compimento di atti di indagine, presentarsi per rilasciare spontanee dichiarazioni o chiedere di essere sottoposti ad interrogatorio.

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Fabrizio Bassanesi
Nato nel maggio 1972 (Toro ascendente Leone) rivela subito doti di ribelle "a modo suo". Diplomatosi ragioniere, intraprende subito la carriera di venditore che non ha mai lasciato. Dal 2007 si occupa di formazione ad aziende e persone.
http://amicoganoderma.net/

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