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Resta inspiegata la moria di balene sulla costa orientale Usa

In un burrascoso pomeriggio invernale, al largo di Virginia Beach in Virginia, un gruppo di persone si sporge dalla prua dell’imbarcazione per il whale watching del Virginia Aquarium and Marine Science Center, mentre una pinna dorsale emerge in superficie. Si sentono i click delle fotocamere, per uno o due secondi, poi la megattera si immerge di nuovo.

Quella piccola pinna dorsale non rivela certo le dimensioni di una megattera. I piccoli pesano circa una tonnellata e gli adulti possono arrivare a pesare più di uno scuolabus pieno di bambini. Poche cose, negli oceani, sono in grado di ferire davvero una megattera.

Ma un paio di chilometri più a Nord, all’entrata di Chesapeake Bay, un’enorme nave cargo si dirige a Sud verso le balene. È un sabato di fine gennaio e le megattere stanno nuotando in mezzo al traffico del canale in cui transitano le navi che si spostano tra i porti più affollati d’America. Queste navi cargo sono tra i pochi pericoli concreti per una megattera.

“Quelle grandi navi agitano l’acqua e con essa i pesci, è per questo che le megattere si spingono qui”, dice Mark Sedaca, capitano di Atlantic Explorer, questa nave da whale watching di 20 metri. I ricercatori

che lavorano sulla costa atlantica dicono che sempre più balene spiaggiate mostrano i segni di una collisione con le navi o si impigliano nell’attrezzatura da pesca. Dal gennaio 2016 a metà febbraio 2019 la NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) ha registrato 88 megattere spiaggiate soprattutto negli stati di New York, Virginia e Massachussetts.

È oltre il doppio delle balene che si sono spiaggiate tra il 2013 e il 2016. Questo aumento ha portato la NOAA a dichiarare un “evento di mortalità atipico” nell’aprile 2017 per le megattere spiaggiate tra Maine e Florida. Quasi due anni dopo, i motivi che hanno portato a quella dichiarazione permangono.

La mappa degli spiaggiamenti documentati tra il 2016 e il 2019/ Illustrazione Ng Staff. Fonte: NOAA Fisheries

Si tratta del quarto evento atipico di mortalità per le megattere dichiarato dal 2003 a oggi e consente alla NOAA di stanziare delle risorse per indagare i futuri spiaggiamenti. Ma durante una conferenza telefonica, poco dopo l’annuncio del 2017, c’erano più domande che risposte: c’erano più balene nei canali marittimi o ad aumentare erano state le navi? Il cambiamento della temperatura dell’acqua stava attirando le prede più vicino alla costa e con esse le balene? L’inquinamento acustico stava disorientando le balene?

Non è il primo evento di questo tipo

Al tempo, la NOAA dichiarò che si trattava di risposte “davvero difficili da ottenere” a uno stadio così precoce. Le cause dei tre precedenti eventi di mortalità atipici sono a oggi ancora indeterminate. Ma tre anni dopo lo spiaggiamento della prima megattera, al largo di Virginia Beach nel gennaio 2016, gli scienziati dell’acquario locale pensano di aver capito costa sta uccidendo le balene. “La conclusione è che ci sono due cause identificabili, l’interazione con le navi e quella con l’attrezzatura da pesca”, spiega Alexander Costidis, che per l’acquario coordina le attività legate agli spiaggiamenti.

Ma capire perché sta succedendo “è un po’ più complicato”, ha commentato un ricercatore. Gli scienziati ancora non riescono a capire perché le balene stanno nuotando più vicine alle navi, o se le individuano e cercano di evitarle in qualche modo.

Il team di Costidis studia ogni balena spiaggiata in Virginia e, quando è possibile, effettua necropsie, ovvero autopsie animali. Si occupa anche degli spiaggiamenti nella Carolina del Nord, quando è necessario. La base del gruppo di ricercatori, finanziato dalla NOAA, è un edificio anonimo lungo la ferrovia a circa tre chilometri dalla costa. Sembra adatto a contenere equipaggiamento edile, ma ospita vasche piene di tartarughe comuni e tartarughe di Kemp che si riprendono da una recente ondata di freddo.

Quando chiedo in che cosa consista una tipica risposta a uno spiaggiamento, Susan Barco, che coordina la ricerca all’acquario, scoppia a ridere. “Prima di tutto ti prende un colpo”, scherza Barco. Se la balena è morta, il team stabilisce se è già spiaggiata o verso quale spiaggia si può spingerla per poter fare la necropsia. Non si tratta di qualcosa che le autorità adorano fare nelle località balneari, specialmente nei mesi estivi quando ci sono i turisti. Richiede coltelli molto affilati, chili e chili di interiora di balena ed equipaggiamento per l’edilizia per trascinare la carcassa e poi seppellirla su una spiaggia.

Il team cerca segni di collisioni con le eliche, abrasioni e segni di traumi violenti, come delle ossa rotte, per provare a stabilire cosa potrebbe aver causato la morte della balena. Tuttavia, molte potrebbero essere state colpite dopo la morte. E alcuni esemplari, dice Barco, mostrano i segni di ferite già guarite, quindi possono essere sopravvissuti alla collisione con una nave o dopo essersi impigliati nell’attrezzatura da pesca. Quando è possibile, i ricercatori fanno dei test per valutare la salute complessiva e controllare l’esposizione a patogeni, inoltre esaminano il contenuto dello stomaco. Cercano anche i segni di possibili patologie. “Ci sono cose che puoi dedurre ma non è possibile essere davvero precisi. Se ci aggiungi la decomposizione, spesso si può solo provare a indovinare”, commenta l’esperta.

La prevenzione non è semplice

Prevenire le collisioni richiede una profonda comprensione della biologia dei cetacei ma anche una vera consapevolezza della presenza delle balene da parte di chi guida le navi. La NOAA ha imposto dei limiti di velocità per tutelare alcune specie, come la balena franca nordatlantica a rischio di estinzione, che dovrebbero servire anche a tutelarne altre. Le imbarcazioni dai 20 metri in su devono restare entro i 10 nodi in certe aree, chiamate aree di gestione stagionale. Una di queste è proprio l’ingresso di Chesapeake Bay.

“La prevenzione è davvero complessa. Prima di tutto, una balena deve individuare la nave. Poi deve identificarla come minaccia. E a quel punto deve agire di conseguenza”, spiega Barco.

Le balene sentono le navi, conferma Doug Nowacek, professore di tecnologie per la conservazione marina alla Duke University, ma entrano in gioco altri fattori. Nowacek, che studia il comportamento e l’ecologia acustica di balene e delfini, spiega che gli animali potrebbero essere distratti mentre si nutrono o dal costante ronzio del traffico navale. Si è parlato di possibili avvertimenti acustici che le navi potrebbero usare, qualcosa di simile ai fischietti da cervo per gli automobilisti, ma secondo Nowacek le garanzie che funzionino sono scarse.

“Per quanto ne sanno loro, sono la cosa più grande negli oceani. Una megattera adulta non ha vero timore di nulla, perciò perché dovrebbe pensare che un nuovo suono forte sia qualcosa di diverso da un nuovo suono forte? Stiamo praticamente parlando di addestrare le balene ad adattarsi al suono, e con le balene in genere una singola collisione significa la fine”.

Un portavoce del Porto di New York e del New Jersey, il terzo porto per dimensioni degli Stati Uniti, ha indirizzato le domande rispetto a balene e interazioni con le navi alla Guardia Costiera, che ha giurisdizione sui percorsi delle navi cargo. La Guardia Costiera fa rispettare le norme stabilite dalla NOAA per tutte le imbarcazioni, ha commentato un portavoce. Le navi devono stare a 90 metri di distanza da qualsiasi mammifero marino e fermare i motori se questo si avvicina. Tutti devono “segnalare l’incontro con balene a rischio o qualsiasi collisione con un cetaceo”.

Nello stato di New York, secondo la NOAA, c’è stato il numero maggiore di spiaggiamenti dell’ultimo evento di mortalità atipica, con un totale di 17. Seguono Virginia e Massachussetts. I ricercatori spiegano che uno spiaggiamento è quasi sempre fatale, a parte i rari casi nei quali un cetaceo intrappolato nell’attrezzatura da pesca può essere liberato ed è abbastanza in salute da nuotare via e riprendersi.

Rob DiGiovanni, fondatore dell’Atlantic Marine Conservation Society, organizzazione volontaria basata a Long Island che si occupa di spiaggiamenti, dice di aver visto aumentare i menhaden, la fonte di cibo preferita delle balene, vicino ai canali percorsi dalle navi cargo. Questi canali sono diventati “zone di riposo”, spiega DiGiovanni, dove le balene si fermano per rifocillarsi.

“Cerchiamo di essere almeno consapevoli della loro presenza”, prosegue. “Vicino alle scuole tutti guidiamo più lentamente, senza che questo abbia un grosso impatto sulla nostra vita. È per il bene degli animali”. Quest’anno si sono già spiaggiate tre balene, dice la NOAA, una delle quali in Virginia. Tutti e tre gli animali erano già morti.

Sull’Atlantic Explorer, Sedaca segue tutte le linee guida della NOAA, spostandosi dopo un certo lasso di tempo quando le balene emergono e fermando i motori se si avvicinano. A scattare foto di ciascuna di queste pinne è Alexis Rabon, coordinatrice del programma di whale watching dell’acquario, che le confronta con un database di balene già osservate in passato. “In genere sono solitarie, perciò quando si avvicinano alla nostra area non è raro incontrarne solo una”, spiega Rabon. “Ma qualcosa che abbiamo visto per alcuni individui è che hanno iniziato a fare gruppo con altri animali”.

Una giovane balena, spiega l’esperta, è stata avvistata due volte. Mentre una barca per il whale watching e un’altra imbarcazione temporeggiavano vicino alla balena, Sedaca ha condotto l’Atlantic Explorer verso Nord, dove era stato segnalato un altro avvistamento nel canale. Le acque poco profonde di Delaware Bay, spiega Costidis, non fanno che indirizzare le balene in quelle più profonde del canale. L’unica soluzione immediatamente disponibile – ridurre il traffico – non è “realistica”, prosegue, ma rallentarlo potrebbe aiutare. “Un fitto traffico navale, in un certo senso, non sarà mai compatibile con la vita dei cetacei metropolitani che vivono vicino alla costa”.
 

http://www.nationalgeographic.it/natura/animali/2019/03/14/news/misteriosa_moria_di_balene_sulla_costa_orientale_degli_stati_uniti-4335600/?rss

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Redazione BlogCQ24
Articolo della Redazione BlogCQ24

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