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La falena che da bianca si fece nera e poi ancora bianca

Se la teoria del caso viene di solito illustrata con la metafora della farfalla che batte le ali in Brasile e crea un tornado in Texas, quella dell’evoluzione viene invece spiegata con l’evidenza della falena le cui ali sono diventate nere per via dell’inquinamento della rivoluzione industriale.

Biston betularia, un lepidottero poco appariscente e relativamente insignificante diffuso in tutta la fascia temperata boreale, sarebbe rimasto negli oscuri annali degli entomologi se non fosse accaduto un fatto interessante: la forma tipica di questo insetto ha le ali bianche screziate, che si mimetizzano bene con i licheni su cui riposa di giorno. Ma all’inizio dell’Ottocento la combustione del carbone nelle fabbriche aveva inquinato l’aria, ricoprendo tutto di uno strato di fuliggine nera e uccidendo i licheni delle betulle e questo indusse la comparsa di una varietà nera grazie alla mutazione di un singolo gene.

Il primo esemplare mai scoperto della varietà con le ali scure risale al 1811 e nel 1848 erano ancora molto rare. Nel 1865 erano la maggior parte e nel 1895 la forma bianca era quasi scomparsa; le falene nere erano intorno al 98 per cento. La prima spiegazione del fenomeno in chiave evolutiva risale al 1896,

ma è occorso oltre un secolo per averne la totale certezza. Quello che accade è che le forme nere sono più mimetiche sulle cortecce annerite e quindi non vengono predate dagli uccelli, al contrario delle forme bianche, divenute improvvisamente evidenti.

Questa tendenza sta fortunatamente cambiando: nelle ultime decadi le forme bianche hanno ricominciato ad aumentare poiché oggi, nell’era post-industriale, le betulle sono tornate bianche in tutta la zona tra Londra e Manchester, ma manca uno studio che ne stimi le percentuali. La cosiddetta “falena di Darwin” ha aiutato gli scienziati anche a capire un altro fenomeno evolutivo importante, quello della contrombreggiatura: come scoprì Edward Poulton nel 1887 i suoi bruchi cambiano colore dal marrone al verde per mimetizzarsi con i rami, ma il colore non è omogeneo: dipende dall’intensità della luce, per cui le parti in ombra appaiono più chiare di quelle in piena luce, risultando in una immagine “piatta” poco visibile ai predatori. Decisamente una maestra del mimetismo.

http://www.nationalgeographic.it/dal-giornale/2019/05/20/news/l_orologiaio_miope_la_falena_dell_evoluzione-4397978/?rss

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Redazione BlogCQ24
Articolo della Redazione BlogCQ24

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