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Cronaca

Specchio, specchio delle mie brame!

Una volta si usava l’espressione “segni dei tempi”, con l’intenzione di dare un senso a ciò che ci accade intorno per trarne, possibilmente, un qualche insegnamento di vita.

Già Cicerone, con la sua famosa frase “O tempora, o mores” (Che tempi, che costumi!), sottolineava che quelli contemporanei (anche all’epoca), sono sempre peggio dei precedenti…

Dopo la tragedia avvenuta ad Ancona si è scatenata la solita caccia al Capro Espiatorio… come se la colpa fosse sempre (e solo) di qualcuno in particolare: la cosa infatti è molto rassicurante, perché permette alla maggioranza di considerarsi “fuori dal problema”.

Ma credo che dovremmo avere il coraggio di guardare in faccia la cruda realtà!

Partiamo da un concetto basilare: l’essere umano tende per natura a cercare la felicità… ma su cosa sia esattamente la felicità c’è la più ampia confusione e, più semplicemente, si va alla ricerca del “divertimento”, qualunque esso sia.

Ecco, è sul significato che viene attribuito a questa parola che dovremmo ragionare un po’. Per esempio, ai tempi di Cicerone c’erano i combattimenti dei gladiatori: molto apprezzati dal popolo… un po’ meno dai gladiatori, penso.

Parafrasando Jim Morrison: La vita è uno specchio: se vuoi che ti sorrida, comincia a sorridere!”

Negli anni sessanta, per la serie “poveri ma belli”, bastava poco per sorridere: avevamo degli ideali spirituali, politici, rivoluzionari… ma soprattutto c’era un barlume di SPERANZA di miglioramento, anche perché trovare lavoro non era così difficile!

Sono stati gli anni dei “figli dei fiori”, del Rock&Roll, del Rock psichedelico (Jim Morrison, appunto), eccetera eccetera.

A ciascuno il suo “divertimento”: c’era chi si faceva addormentare da Canzonissima e chi, per sorridere, si faceva e basta… oppure, con la scusa dello Yoga (non tutti, naturalmente…), partiva per l’India alla ricerca di Maria Giovanna e delle sue amiche green…

Da sempre, comunque, le preferenze musicali dei giovani si sono sempre indirizzate verso chi lanciava messaggi di malessere, di protesta e quindi, oltre al Rock, c’erano anche le canzoni cosiddette “impegnate”, con Fabrizio De André, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci e compagnia, che cercavano di sollecitare le coscienze al risveglio (a proposito di Jannacci, raccontano che a Canzonissima del 68 portò l’immortale “Vengo anch’io, no tu no!”, perché quella che voleva portare, “Ho visto un Re” gliel’avevano censurata! Era infatti un invito troppo trasparente ad aprire gli occhi…).

Voglio dire che i ragazzini di oggi, con il genere di musica che seguono, sono lo specchio in cui si riflette il fallimento della nostra generazione.

Quanti sessantottini conoscete che, dopo qualche anno di “rivoluzione”, si sono tranquillamente “integrati nel sistema”? La canzone di Gino Paoli “Quattro amici al bar” è l’esatta cronistoria di quegli anni.

Uscendo da un’educazione troppo rigida e perbenista, molti di noi hanno cresciuto i figli nel cosiddetto “permissivismo”, che ha dato vita ad una generazione che non conosce il significato della parola RESPONSABILITÀ… Naturalmente non è il caso di generalizzare ma, con l’aiuto della tecnologia a buon mercato e dei social media, i ragazzi di questa generazione stanno rischiando di diventare degli zombi.

E comunque, se ad un concerto ci sono 400 persone oltre al limite consentito, vuol dire che il “divertimento” propinato riscontra un grandissimo apprezzamento… o no?

Ricordiamoci che, da che mondo è mondo, se qualcuno VENDE è perché c’è qualcun altro che VUOLE COMPRARE.

 

C’è un film illuminante sul concetto di divertimento e sul disastro generazionale che stiamo vivendo: è del 2007 e si intitola “Nella valle di Elah”. Per chi non avesse dimestichezza con la Bibbia ricordo che, oltre ad essere il nome di una vecchia fabbrica genovese di dolciumi, Elah è il nome della valle dove avviene il famoso combattimento tra Davide e Golia…

Un veterano dell’esercito americano, Hank Deerfield (Nomen omen, dicevano i latini: Deerfield è il nome di una cittadina dell’Illinois ma, tradotto in italiano, significa “campo dei cervi” e i cervi sono creature del bosco abituate a guardarsi intorno senza essere visti…), riceve la notizia che suo figlio, di ritorno da una periodo di 18 mesi in Iraq, è scomparso da giorni e non si hanno notizie di lui. Dato il suo passato nella polizia militare, Hank si reca subito sul posto per avere maggiori informazioni e si rende disponibile per aiutare gli investigatori nelle indagini.

Scopre così che il figlio è morto… e questo, in fondo, se lo aspettava ma le brutte notizie non finiscono qui.

Scopre infatti, nonostante la reticenza dei commilitoni del figlio e l’inettitudine degli investigatori ufficiali, che il figlio si era guadagnato il soprannome di “Doc” (abbreviazione di doctor), perché sul campo di battaglia si “divertiva” a fingersi medico per torturare i prigionieri.

Infine scopre che ad ucciderlo non è stato il “nemico” in zona di guerra, ma i suoi stessi compagni d’armi, in patria, per combattere la noia del tran-tran quotidiano…  “per divertimento”, insomma!  Non solo: hanno dato fuoco al cadavere e poi sono andati tranquillamente a farsi una mangiata.

Il vero dramma è che questa storia non è inventata: è basata su una storia vera!

Ok, direte voi, ma sono americani! Beh, non vi preoccupate, stiamo recuperando a grandi passi!

Ma siamo ancora in tempo, basta ricominciare dai fondamentali, partendo dai bambini di oggi, per formare adulti in grado di saper discernere e scegliere il meglio per sé e per gli altri.

Al solo scopo informativo, per gli eroi che vogliono diventare genitori in questo difficilissimo contesto storico, riporto un promemoria con i principi educativi della tradizione millenaria tibetana.

Fino a cinque anni d’età il bambino è un Re: non è mai messo in castigo o punito perché non è ancora in grado di produrre un pensiero logico.
Se castighi tuo figlio nei suoi primi anni di Vita, perderà l’interesse ad apprendere da Te, e si abituerà ad essere dominato da altre persone.

Dai cinque fino ai dieci anni il bambino è considerato uno schiavo: gli sono assegnati molti compiti che devono essere portati a termine.
Se soddisfi i suoi capricci in quest’età crescerà viziato e rimarrà infantile.

Dai dieci ai quindi anni d’età il ragazzo è trattato alla pari: è spesso interpellato, gli sono chieste opinioni, in modo da sviluppare il suo pensiero e la sua indipendenza.
Evita di trattarlo come un bambino: crescerà con poca autostima e dipenderà molto dal giudizio degli altri.

A partire dai quindici anni il giovane è una persona indipendente, non sarai più in grado di farlo cambiare.

Regola fondamentale: ogni volta che imponi un divieto, dai una spiegazione logica, per evitare atteggiamenti provocatori e di ribellione.

Rodolfo Spirandelli

 

“La buona comunicazione: 
è un progetto autonomo per il cammino verso un Mondo Migliore e unisce un gruppo di bloggers che si ispirano alle linee guida dell’Associazione no profit COEMM Maura Luperto Presidente e Maurizio Sarlo Fondatore

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