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Cronaca

O.M.G. – L’acronimo originario!

Per la serie “il tempo non esiste” (ma su questo argomento tornerò in altra occasione…), la settimana scorsa ho letto una notizia che mi ha rifiondato istantaneamente alla mia adolescenza… hai presente quando Anton Ego, il critico culinario del film Ratatouille, nell’assaggiare il piatto cucinato dal topolino Remi, si rivede bambino? Uguale!

 

 

La notizia è questa: il 2 dicembre, alla veneranda età di 94 anni, si è spento serenamente un gigante (anche fisicamente… era un metro e novanta!) dell’amore incondizionato per gli altri.

Era un salesiano, del più autentico spirito di don Bosco… al punto che è stato soprannominato “il don Bosco delle Ande”.

In unepoca come quella attuale, così ricca di informazioni per un verso ma arida e desolata di sentimenti, in cui la parola Sacerdote fa notizia solo per gli attici scandalosi di certuni o per gli atti vergognosi e criminali di certi altri, vale la pena soffermarsi a contemplare, per un istante, questo esempio di illuminata dedizione al prossimo.

Si chiamava Ugo De Censi, era “don” Ugo De Censi, e soleva dire: «L’unica cosa che rimane a un uomo che vuole fare qualcosa di buono, è questo: vivere la carità, dare via un po’ di soldi e un po’ di tempo per gli altri!».

Uomo pragmatico e schivo, ha sempre evitato l’esposizione mediatica e a chi gli chiedeva notizie di ciò che faceva, preferiva dire: “Vieni a vedere”.

E le sue parole non sono rimaste aria fritta, si sono tradotte in fatti concreti!

Nel ‘67 ha dato vita ad una spedizione giovanile, partita come sostegno per un amico missionario in Amazzonia ma che, negli anni, è diventata un movimento internazionale con il nome di Operazione Mato Grosso: un movimento di volontariato educativo missionario che ancora oggi svolge un insieme di attività in America Latina, volte ad educare e a favorire i più bisognosi.

 

Io l’ho conosciuto proprio in quell’anno, al Campo Alto in val Formazza; l’avevo sentito parlare ad un raduno giovanile e l’ho seguito subito con trasporto. In realtà il campo era per ragazzi più grandi, io ero l’unico quattordicenne ma, come diceva sempre mia madre: “tu non sei mai dove sei, con la testa sei sempre altrove!”…

Don Ugo stava selezionando i primi giovani per la spedizione e io già mi vedevo insieme a loro in Mato Grosso… ma non mi ci hanno voluto, bisognava essere (ovviamente) maggiorenni!

 

Ciao Don, per un attimo sono tornato sulle cime della val Formazza e al tuffo nelle acque gelide del Toce…

Forse ti ho deluso, al tempo, ma avevo solo quattordici anni… e comunque il messaggio è arrivato forte e chiaro: sto ancora cercando di fare la mia parte!

Rodolfo Spirandelli

 

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