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Cronaca

L’insostenibile leggerezza… dell’ignoranza!

Correva l’anno 1968.

Oltre ai ben noti fatti di quel tempo, uscì IL film di fantascienza per antonomasia: 2001 Odissea nello spazio e, dopo qualche minuto di silenzio in omaggio al genio insuperabile di Stanley Kubrick, voglio celebrarne i cinquant’anni con la mia personalissima interpretazione.

Ho frequentato il Tecnico e quindi non ho punti di riferimento filosofici, mi baso semplicemente sui cinquant’anni di vita vissuta, che credo possano essere sufficienti.

Come mio solito, la prenderò un po’ alla larga… anche se il punto d’arrivo ce l’ho ben chiaro!

La notte scorsa, come capita nelle rare volte che vado a dormire prima delle undici, mi sono svegliato poco prima delle tre e, nel silenzio assordante della notte, continuava a ronzarmi nella mente una frase relativa al sogno appena interrotto: “sono così perché è nel loro patrimonio genetico!”

E subito dopo mi è tornato alla mente quel film e, in particolare, la prima parte: L’alba dell’umanità.

Per quelli che se lo fossero perso, lo riassumo brevemente per sommi capi (anche se mi sembra un delitto…).

Il film è diviso in quattro parti: L’alba dell’umanità; La vita moderna (il 1999 immaginato nel ‘68); La missione Giove (ambientata appunto nel 2001); Oltre Giove verso l’Infinito – il bambino delle Stelle.

Tutta la storia ruota attorno ad un enorme parallelepipedo nero (il famoso Monolito o monolite che dir si voglia…), che compare nella preistoria, provocando un salto evolutivo negli ominidi che ne vengono a contatto.  Nel ’99 ne viene trovato uno sulla Luna, dove alcuni scienziati riscontrano che esso emana un potentissimo segnale radio che sembra orientato verso Giove.

Quindi 18 mesi dopo – nel 2001 appunto, avviene il viaggio verso Giove. Durante questo viaggio, gestito interamente dal Computer di bordo HAL9000 (a proposito, si chiama HAL perché sono le tre lettere dell’alfabeto che precedono IBM…), avviene anche la ribellione del computer e Bowman, l’astronauta superstite, si trova nella necessità di disattivarlo e di procedere in manuale.

Giunta nei pressi di Giove, dove si intravvede un altro enorme monolito,  la navicella viene risucchiata in una scia luminosa multicolore che cancella lo spazio conosciuto. Bowman e la capsula sono accelerati a velocità sconosciute. Scorci di stelle, nebulose e panorami di mondi sconosciuti si alternano fino al materializzarsi della capsula in una stanza chiusa, arredata in stile Impero.

Bowman esce dalla capsula e si trova ad esistere contemporaneamente in punti diversi e al di fuori del tempo: vede sé stesso, a più riprese, sempre più vecchio finché allo stato massimo della sua vecchiaia, sdraiato nel letto, vede davanti a sé il monolito e cerca di toccarlo, per poi rinascere in forma di enorme feto cosmico, il “Bambino delle Stelle”. Su questa ultima parte, lo stesso Kubrick autorizzò ad interpretarla a piacimento…

 

 

Qui c’è l’epocale sequenza video, accompagnata dalle note di Così parlò Zarathustra, con la quale Kubrick, in meno di due minuti, salta a pié pari quattro milioni di anni…

In realtà in questo spezzone manca la scena finale, in cui l’osso scagliato verso il cielo dall’ominide, roteando si trasforma in una stazione orbitale avveniristica.

Lo ricordo bene perché a scuola (avevo quindici anni allora…), scrissi un tema sull’argomento e, in particolare, su quale fosse il significato del monolito nero. Come tutti, all’epoca, l’ho interpretato come il simbolo della Conoscenza, del Sapere, di ciò che ha consentito all’umanità di progredire e di passare dalla preistoria all’età moderna, anzi ultramoderna.

Ma oggi, cinquant’anni dopo, sono convinto che il significato fosse più sottile… e mi spiego con un esempio.

Supponiamo che invece del monolito nero ci fosse stato uno di noi, un uomo di oggi, che si presenta ad un branco di animali (nel senso di possessori inconsapevoli di un’anima – o comunque della capacità latente di parlare e pensare…), e che cerchi di spiegare loro che sono fatti di energia… o che, più semplicemente, potrebbero addirittura parlare… Assolutamente improponibile! Le alternative sarebbero solo due: o si prostrano ad adorarci come divinità, o ci mettono allo spiedo per placare la loro fame atavica.

Il monolito rappresenta sì il Sapere, la Tecnologia, ma rappresenta anche l’eterno miraggio che l’uomo insegue da sempre, più o meno inconsapevolmente, nella continua ricerca “esteriore”, come se la sete di sapere potesse essere placata dal “prendere”, più che apprendere, “cose” esteriori… senza considerare che tutto ciò che è esterno a noi porta solo divisione (è infatti “altro” da noi) e violenza, come ha ampiamente dimostrato la Storia!

L’umanità è rimasta ancora lì!

Ancora oggi siamo tutti lì, intorno al monolito, a vedere chi ce l’ha più lungo…

Cosa ne abbiamo fatto, per esempio, del dono della parola?

“Zitto tu, sporco negro! (o qualsiasi altra etichettatura… avete notato come si gonfia l’Ego mentre pronunciate questa frase, arrotando bene le “erre”?)

Oppure, ancora peggio:

“Taci donna!” Siamo così accecati dal desiderio di dominare che neanche ci sfiora l’idea che senza donne l’umanità finirebbe in una generazione…

Insomma voglio dire che il monolito, inteso come propulsore evolutivo, è dentro di noi, non fuori!

Come nei cavernicoli la capacità di parlare era già presente, anche se ancora inespressa, oggi le scoperte della Fisica Quantistica ci portano alla consapevolezza di essere ENERGIA, e che i cuori di tutti gli esseri viventi vibrano alla stessa frequenza… e non c’è bisogno di andare su Giove (tornando al film), per vedere il “bambino delle stelle”, perché è qui tra noi, SIAMO NOI!

Un’altra osservazione: dobbiamo passare dall’IO al NOI, perché da soli non si va da nessuna parte, l’evoluzione deve essere collettiva!

E questo, per metterla un po’ in ridere, mi porta ad una domanda conclusiva: Beh! Che volemo fa, ‘na guera?

Io dico che quando la finiremo di considerarci genoani o sampdoriani, rossi, verdi o birulò, noi italiani – in particolare, senza bisogno di scendere in piazza o salire sulle barricate, saremo un esempio da imitare…

Siamo alle soglie di una nuova Era e c’è bisogno di un nuovo Umanesimo, fondato su Etica, altruismo e solidarietà.

Basta produrre!

Basta competizione!

Ora è il tempo della cooperazione e del ritorno a considerare l’Ambiente come la risorsa principale e indispensabile per la Vita… Perché su questa Terra siamo ospiti e se continuiamo a far finta di niente, fra meno di trent’anni l’intero pianeta diventerà invivibile!

Ma tranquilli: da tre anni in Italia c’è un Progetto che, alla faccia di quanti remano contro e spalano fango, coinvolge ormai parecchie decine di migliaia di persone sparse in tutto il Paese e che sta per manifestarsi nel suo pieno fulgore… il suo nome?

 

COEMM: COMITATO ETICO MONDO MIGLIORE!

Rodolfo Spirandelli

 

“La buona comunicazione: 
è un progetto autonomo per il cammino verso un Mondo Migliore e unisce un gruppo di bloggers che si ispirano alle linee guida dell’Associazione no profit COEMM Maura Luperto Presidente e Maurizio Sarlo Fondatore

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