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Cronaca Politica

Dal Ponte alla centesima scimmia…

Quando ho saputo del tragico crollo del ponte Morandi (confesso che non ne conoscevo neanche il nome: per noi genovesi era semplicemente IL ponte), verso mezzogiorno di ieri, mi trovavo con alcuni amici a discutere di un progetto associativo che stiamo sviluppando.

Uno di noi è stato raggiunto telefonicamente dalla ferale notizia e ci siamo guardati l’un l’altro, sbigottiti e increduli: “non è possibile, siamo a Genova, non nel terzo mondo…”

Come ho spesso riscontrato nella mia vita, prima di metabolizzare qualunque evento, soprattutto se di grande portata, mi ci vuole sempre un paio di giorni…

Abitando sulla collina di Coronata, che sovrasta la valle del Polcevera, ieri pomeriggio sono rimasto un bel po’ a guardare quello che resta del ponte… attonito e ancora incredulo di quanto fosse appena accaduto. Siamo così assuefatti dalle finte distruzioni della filmografia che, quando siamo di fronte ad una vera, a meno di non esserne coinvolti direttamente, stentiamo a realizzarne la portata (parlo per me, naturalmente).

E mi sono tornate in mente le tragedie di Genova degli ultimi 50 anni…

La prima che ho vissuto da vicino è stata quella del nubifragio del marzo ‘68. Frequentavo il Galilei e quel pomeriggio avevamo le ultime due ore di disegno tecnico… la pioggia martellante, che continuava da ore, verso le 17.30 aumentò d’intensità al punto che, oltre al rumore dell’acqua scrosciante, si udì un rombo sordo. Sbirciando dalle finestre dell’aula, infatti, vidi delle pietre che cadevano lungo la parete rocciosa della collina prospiciente…

Alle 18.30, mezzora dopo l’uscita dalla scuola, quella parete franò, portandosi via mezzo palazzo dietro la scuola (via Digione, per chi è del luogo).

La prima alluvione è stata quella del ‘70… avevo 17 anni e, senza bisogno di appelli o proclami, noi studenti ci siamo ritrovati in strada a spalare fango da Voltri a Staglieno (perché a Genova non vennero gli angeli del fango da tutta Italia come a Firenze quattro anni prima: abbiamo fatto da soli).

Una curiosità: questa alluvione si portò via anche un pezzo del ponte medievale di Sant’Agata (qui nella foto) che, dopo 13 secoli, cedette non per errori di progetto o per mancanza di manutenzione, e neanche per la straordinaria potenza dell’acqua… ma per la quantità di detriti, dovuti all’incuria dell’uomo, che la piena del torrente Bisagno aveva raccolto e trascinato fino al mare.

Poi, dopo vent’anni di tregua:

  • 27 settembre 92 (parziale, solo la zona di Levante);
  • 23 settembre 93 (per la par condicio, solo zona Ponente…).

Altri (quasi) vent’anni e una tripletta:

  • 4 ottobre 2010,
  • 4 novembre 2011
  • 9 ottobre 2014.

E veniamo al crollo di ieri 14 agosto 2018! (… e c’è qualcuno che vorrebbe fare il Ponte sullo Stretto?)

Ora partirà l’inevitabile indagine per la ricerca delle cause e l’altrettanto inevitabile scaricabarile nel vano tentativo di individuare un capro espiatorio…

Ma a questo punto, però, dopo il sacrosanto cordoglio per le vittime, mi sento di fare una sola considerazione: ORA BASTA! Genova (e l’Italia in generale), non meritava questo affronto!

E non basta il classico mugugno genovese, ancorché amplificato e riverberato sui Social…

Qui bisogna fare qualcosa, ma qualcosa di positivo, che porti a soluzioni efficaci, senza caccia alle streghe: siamo tutti responsabili, anche quelli che “non hanno fatto niente”, appunto!

Ed ecco che mi è venuto in mente la centesima scimmia, citata nel titolo…

https://www.youtube.com/watch?v=FKDScMqUYeo

Se vogliamo che le cose cambino, abbiamo due sole scelte:

  1. attendere il “DEUS EX MACHINA”, cioè l’uomo giusto al comando che ci tolga i problemi,
  2. fare ciascuno, ma tutti insieme, il proprio passettino responsabile.

Diceva un saggio: Vuoi portare la pace nel mondo? Porta la pace nelle nazioni… nelle città, nelle famiglie, nella TUA famiglia, in te stesso!

Oggi non è più il tempo dei grandi leader: tutti noi dobbiamo essere il leader di noi stessi!

Non c’è neanche più bisogno di manifestazioni oceaniche… la consapevolezza collettiva è in aumento, manca solo l’ultimo tassello: la centesima scimmia, necessaria per raggiungere la famosa “Massa critica” che rivoluzionerà, pacificamente e positivamente, tutta la collettività!

E affinché questa mia digressione non sia equiparata al solito mugugno qualunquista e visionario, voglio fare una proposta concreta e alla portata di tutti (… e gratuita, ovviamente!), per aspiranti centesime scimmie.

In collaborazione con il Q Institute di San Marino, stanno nascendo in tutta Italia dei gruppi denominati “SEMI di Coerenza” (ce n’è uno anche a Genova… ma, evidentemente, non abbiamo ancora raggiunto la massa critica, quindi: avanti, c’è posto!), aperti a chiunque voglia seguire questa semplice pratica scientifica alla portata di tutti. Non si tratta di meditazione yoga o New Age e neanche di preghiera tradizionale: è semplicemente una tecnica scientifica per sintonizzare la mente sulle vibrazioni del cuore, per entrare in “risonanza” e creare quel dominio di Coerenza destinato a influenzare positivamente l’intera collettività.

Indirizzi e orari dei prossimi eventi sono elencati al link https://www.rqi.me/qinstitute/q-project/

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