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[Il caso] Nella Lega parte il processo agli eccessi di Salvini. Che rilancia a modo suo: vuole la Puglia e togliere la Campania a Forza Italia

 

Salvini e Giorgetti non hanno litigato. Nessuna resa dei conti tra il numero uno e il numero due della Lega. “Non ho mai litigato con Di Maio a suo tempo, e forse c’era qualche motivo, figurarsi se litigo con Salvini” ha tagliato corto l’ex sottosegretario alla Presidenza, il tessitore delle relazioni istituzionali, l’uomo che siede ai tavoli che contano a nome della Lega. L’altro giorno, dunque, non c’è stato alcun faccia a faccia (“anche perché eravamo in città diverse, a 500 km di distanza”). Si sono invece visti ieri pomeriggio, a Palazzo dei Beni spagnoli, sede del gruppo al Senato. Veloce analisi del voto in Emilia Romagna – un confronto che è “partito da punti di vista diversi” -, preparativi per il consiglio federale, il massimo organo esecutivo della Lega, in programma venerdì, dossier candidature che poi sarà approfondito nel fine settimana in un vertice di coalizione con gli alleati Meloni e Berlusconi. 

Le vignette sul Capitano

Fin qui la narrazione ufficiale. La verità è che dentro la Lega e nella coalizione è iniziato il processo a Salvini. Nelle chat dei parlamentari girano vignette ironiche. Una raffigura il Capitano che ricorda “abbiamo la fiducia di 18 regioni su 21. Dunque – dice mimando il gesto con il dito sulla bocca – silenzio”. Della serie: tacete se siete capaci. In un’altra si vede un branco di sardine che “mette in fuga” il leader della Lega che dice: “Io sgombro”.  La solita puntuale ironia del web. In realtà, osserva chi conosce bene l’ambiente della Lega ai tempi di Salvini, “veri e propri segnali di crepe in un rapporto che il Capo pretende sia totale, assoluto e privo di critiche”. Eppure, aggiunge un senatore mentre parla con una collega appena fuori la buvette del Senato, “si dovrà pure ragionare del fatto che giovedì scorso, a Bibbiano, prima dell’arrivo di Salvini, mentre stavo prendendo un caffè in un bar una signora anziana ha visto la spilletta della Lega sulla giacca e mi ha detto ‘spero ti vada per traverso’. E’ necessario ragionare sugli errori. Il che non vuole dire fare un processo. Vuol dire capire se abbiamo sbagliato qualcosa”. 

I rimproveri

E gli errori, almeno a sentire le voci dei parlamentari che con molta prudenza si lasciano scappare qualche commento, “ne sono stati fatti tanti negli ultimi mesi”. Li elencano, uno dopo l’altro: il citofono al quartiere Pilastro, i bambini di Bibbiano, i cambi di rotta improvvisi sul dossier Gregoretti da cui è merso chiaramente l’uso politico della giustizia, la scelta del candidato. Soprattutto, punta il dito un deputato, “la superfetazione di Salvini che è il suo ufficio comunicazione, una struttura del tutto estranea alla storia della Lega e dei suoi amministratori”. Ragionano: “Un partito del 30 per cento non può avere un leader che non privilegia lo studio dei dossier, un po’ approssimativo, che pubblica foto dei suoi braccialetti o mentre infila il naso nei salami e nel formaggio. Ma il giorno che dovrà andare a confrontarsi con Trump o altri leader, cosa farà?”. 

Un leader insostituibile

Ecco, se non lo si vuole chiamare processo, è però una critica molto forte. Ed è probabile che Giorgetti, che invece sa bene cosa vuol dire conoscere e trattare un dossier, abbia voluto condividere questo punto di vista con il suo leader. Del resto, se non ora, quando? Cioè, Salvini è insostituibile perché “nessuno è in grado di fare il 30 per cento”.   E però è necessario moderare i toni e rivolgersi anche ad un altro tipo di pubblico “che vuol fidarsi e sentirsi rappresentato senza vedere crocifissi e santini”. Ma il Capitano non sembra raccogliere i consigli. “Io vado avanti e rilancio, ho preso il 32 per cento e ho reso contendibile una regione blindata per settant’anni” ha replicato nelle interviste e sui social. Ieri ha lanciato l’allarme coronavirus (“qui ci sono cinesi che vanno, che vengono e che restano, il governo informi il Paese sulle misure che sta adottando”) su cui francamente non ci sarebbe bisogno di alimentare la paura. Poco dopo è tornato pop raccontando su Facebook la gioia per aver trovato i braccialetti gommosi della serie “Me contro Te” dedicati a Sofì e Luì, la coppia più pazza del web, target under 14. 

I mugugni degli alleati

 Salvini non ascolta, soprattutto, gli inviti che arrivano dagli alleati. Giorgia Meloni rivendica a Fratelli d’Italia la miglior performance (per crescita assoluta), in Emilia Romagna (quasi il 9%) e in Calabria (circa il 12%). “Viene premiata la nostra costanza, coerenza e serietà, la capacità di fare proposte e di portarle avanti” dice la leader di FdI. Che riconosce a Salvini la leadership indiscussa sulla base dei numeri. “E però – aggiunge – dovrebbe ricordarsi un po’ più spesso che è leader di una coalizione e non solo del suo partito”.

Silvio Berlusconi, forte dell’ottima performance di Forza Italia in Calabria (primo partito, tre volte la Lega), gli ricorda che “la destra da sola non può vincere” e che la coalizione ora deve “rivolgersi ai moderati”. Insomma, basta eccessi e provocazioni. Quel tempo là, quello dello sfondamento, è finito.  Ora è necessario tornare a guardare al centro.   

La vera partita

Dietro questo incrocio di dichiarazioni – a cui va aggiunta l’insistenza con cui Salvini rimarca lo sbarco a Taranto, in Puglia, di alcuni naufraghi – si può leggere la vera partita in corso nel centrodestra. E il colpo gobbo che il Capitano sta cercando di portare a segno. Alzando le antenne sul suo prossimo impegno: la campagna elettorale in sei regioni (Liguria, Veneto, Marche, Toscana, Puglia e Campania) e mille comuni. Gli accordi sulle regionali assunti in autunno dai tre leader, prevedono che la Lega avrebbe puntato al colpaccio, con i suoi candidati, alle due regioni rosse, Emilia Romagna e Toscana, il boccone più importante della tornata elettorale. In più il Veneto.  Forza Italia ha esercitato l’opzione per Campania e Calabria (dove ha appena vinto con una ottima performance di Jole Santelli). Fratelli d’Italia ha scelto per Puglia e Marche. In Liguria si conferma Giovanni Toti che è considerato il candidato indipendente della coalizione. 

Cambio di strategia

Ma i risultati di domenica scorsa hanno corretto la prospettiva. L’Emilia Romagna insegna che in certi territori è difficile cambiare. Sarà così anche per la Toscana.  A Salvini poi non piace la narrazione post voto secondo la quale “il progetto della Lega nazionale che sfonda al sud è stato sconfessato dai risultati”. Nel famoso colloquio con Giorgetti, quello dello scontro poi smentito, Salvini ha così messo sul tavolo l’idea di “prendere la Puglia con un candidato leghista, lasciare a Fratelli d’Italia a sbranarsi la Campania e tenere Forza Italia a bocca asciutta”.  Peccato che Berlusconi abbia confermato da settimane – l’accordo è precedente a Natale – Stefano Caldoro alla guida della regione Campania e Giorgia Meloni Raffaele Fitto in Puglia e Francesco Aquaroli nelle Marche. “Salvini – spiega un deputato vicino al dossier candidature – vuol fare vedere che può prendere una grande regione del sud e intende andare fino in fondo sacrificando Forza Italia visti i risultati ottenuti in Emilia Romagna”.

L’incontro a tre previsto nel fine settimana chiarirà i rispettivi desiderata. Ma Berlusconi non intende darla vinta. “Stefano Caldoro regalerà gli stessi risultati di Jole Santelli in Calabria” ripete il Cavaliere nelle interviste. Qualcosa gli è sicuramente già arrivato all’orecchio e lui mette le mani avanti. Anche Fratelli d’Italia è contraria a questa ipotesi: molto è già stato speso e investito sull’ex azzurro Raffaele Fitto, pugliese doc che ha iniziato da tempo la campagna elettorale. Insomma, altro che “abbassare” i toni e mediare: il segretario della Lega “vuole rompere e dettare legge” osservano nella coalizione. 

Il caso Roma

Da segnalare che la Lega ha dovuto cedere il passo anche nelle suppletive del collegio Roma 1 (si vota i primi di marzo) dove l’ha spuntata il candidato di Fratelli d’Italia Maurizio Leo, economista, tributarista, docente universitario, già parlamentare con An, il profilo perfetto nello scontro ideale con il ministro Roberto Gualtieri, candidato del centrosinistra. Salvini ha in testa Roma, il Campidoglio, non il collegio. Nei prossimi giorni aprirà la prima sede della Lega nella Capitale.  

Il caso Veneto

Ci sono fibrillazioni anche in Veneto. Che pure è la roccaforte della Lega. Luca Zaia, il governatore, è in scadenza del secondo mandato. c’è un po’ di scetticismo nel voler correre per il terzo. Si racconta che il governatore sia molto superstizioso e poiché il terzo mandato è stato fatale per Galan e un suo maestro (Carlo Bernini), avrebbe anche fatto un mezzo pensiero a non ricandidarsi. E magari, perchè no, immaginare un ruolo ai vertici del partito nazionale con qualche delega importante. Ma non c’è stato niente da fare: Zaia sarà il candidato del centrodestra in Veneto. Un ottimo modo, anche, per tenerlo lontano da appetiti bislacchi, la segreteria del partito, ad esempio. Anche sulla Toscana Salvini ha cambiato idea. Inutile rischiare troppo. Molto meglio rifarsi con una regione del sud. Se poi destabilizza anche la sua avversaria più forte, Giorgia Meloni, ancora meglio. 

http://notizie.tiscali.it/politica/articoli/lega-parte-il-processo/

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Redazione BlogCQ24
Articolo della Redazione BlogCQ24

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