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Cronaca Veneto

Amatrice: “QUEL DOMANI CHE NON ARRIVA MAI”

 

Rubrica a cura di Emanuela Pandolfi

In una giornata assolata di marzo, camminando senza troppe pretese per l unica via, Viale Padre Minozzi, io e mio cugino Davide Destro ci imbattiamo in un frate orante, seduto sulla panchina vicina alla chiesa, all ombra di un albero. Timidamente mi avvicino, chiedendogli il permesso per scattargli una foto.

 

Davide Destro CFP Dedicati Identità e Dignità Emanuela Pandolfi

Quell immagine mi trasmetteva speranza in un tempo di guerra, le preghiere di un frate con, oltre l orizzonte, un deserto di sassi e come sfondo le montagne. Accetta subito con grande gentilezza Fra Marcello, di Rieti, e immediatamente Davide inizia a parlare con lui e, in men che non si dica, organizza un video, che riporto qui:

Le sue parole piene di umanità riecheggiano per questa valle sconsolata e giungono come un grido di soccorso.
Lo spopolamento in queste zone era iniziato molto prima del sisma del 24 agosto 2016, negli ultimi 50 anni una politica non tesa a dare valore e risalto anche ai piccoli centri ha favorito l emigrazione verso grandi città in cerca di occupazione. Un problema che si è fatto prepotente post sisma. Io stessa sono stata costretta a spostarmi in cerca di occupazione, e di sopravvivere a un disastro difficile da spiegare.

Io mi auguro che le istituzioni comprendano che l’unico modo affinché le persone restino o tornino ad Amatrice ,(incluse persone nuove, non del posto che, dopo 300 morti, necessita di nuova umanità) è quello di creare lavoro e gli spazi, in zone limitrofe, ci sono, e si potrebbe studiare una soluzione e, con la creazione di posti di lavoro anche il tessuto sociale rinascerebbe.
Ho cercato invano di contattare le istituzioni, per parlare di questo, ma senza successo.

Non so con certezza cosa accadrà in futuro, al momento distese deserte di edifici regalano spazio all’ occhio, uno spazio aperto e triste, che non consente di staccarsi emotivamente da perdite così grandi, umane, abitative, economiche. Una volta si.rideva in questo paese, si organizzavano feste sia nel cuore del.paese sia nelle frazioni e di questo c è bisogno, di tornare, seppur in modo completamente differente perché tutti noi siamo, ormai, differenti, a parlare, a fare una battuta e farci scappare una risata.


Un saluto dagli ultimi degli ultimi

“RINGRAZIO Frate Marcello, Davide per l’intervista ed Emanuela per la sua disponibilità nel farci conoscere una realtà spesso nascosta, ma noi che facciamo parte di questo meraviglioso progetto abbiamo deciso di dare voce a chi è invisibile in una società devastata dall’indifferenza di chi sta bene

Cristina Berti”

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