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Pioggia! La paura costante per il territorio.

Sono state giornate difficili nel nord della nostra penisola. Questa, come accade almeno due volte l’anno, è l’ennesima prova in cui l’Italia trema per le piogge violente e incessanti della durata di circa una settimana. Sì, sembra strano ma è sufficiente il persistere della pioggia per causare alluvioni e grandi disagi oltre che preoccupazione.

Un tempo, dicevano i vecchi pioveva anche per dieci giorni consecutivi ma non faceva tutti questi danni.

E’ la cosiddetta “bomba d’acqua” che si abbatte copiosa su un terreno che non è in grado di riceverla il problema? Si tratta, nelle stagioni di mezzo, delle forti escursioni termiche che il surriscaldamento globale sta causando? Sono andata a fare qualche ricerca sul nostro territorio.

Fiume Letimbro Savona

Alcune immagini mostrano il fiume Letimbro a Savona al limite del livello, problemi per i collegamenti ferroviari a Genova, a Castelletto d’Orba, vicino a Alessandria, l’Orba è uscito dagli argini. A Novi Ligure l’acqua correva nel centro e all’interno dei piani interrati dell’ospedale.

L’Italia, come è noto, è un Paese dal territorio fragile sul piano idrogeologico, esposto a due rischi principali: frane e alluvioni.
Ispra – l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dell’Ambiente- ha pubblicato un rapporto aggiornato che analizza questi due fenomeni con dati 2017.
Sono due eventi diversi connessi tra loro. Per questo Ispra fa un’analisi sinottica, evidenziandone l’esposizione complessiva. Al tempo stesso, Ispra conferma il collegamento dei fenomeni di frane e alluvione con i cambiamenti climatici: entrambe sono strettamente collegate agli eventi estremi di pioggia.
Da qui una nefasta previsione, le crisi idrogeologiche sono destinate a peggiorare nei prossimi anni, con un conseguente adeguamento delle politiche di adattamento e un probabile incremento di spesa pubblica.
Veniamo ai dati: in Italia sono in corso 620.808 frane, che interessano il 7,9% del territorio ed il fenomeno è leggermente in aumento rispetto agli anni scorsi. Ogni anno le frane che si attivano sono qualche centinaio. Ma Ispra non si limita a registrarle, ma stima anche le “aree a pericolosità di frana” ovvero le zone potenzialmente soggette a questi fenomeni, che le Autorità di Distretto inseriscono nei Piani di Assetto Idrogeologico.
In Italia circa il 20% del territorio è complessivamente a rischio (19,9%).
Per le alluvioni: anche in questo caso Ispra distingue fra eventi singoli e “aree a pericolosità idraulica”. Nel complesso circa il 24% del territorio è compreso in aree a rischio idraulico anche se solo il 4,1% ad elevata pericolosità e l’8,4% a medio rischio.
I due fenomeni sommati generano un dato molto allarmante: il 91,1% dei comuni è interessato ai due rischi congiunti, per un territorio esposto pari al 16,6% del totale. Una media che vede però alcune regioni con valori elevatissimi (oltre il 60% Valle d’Aosta ed Emilia e Romagna, oltre il 50% Toscana, Campania e Trento). Alcune regioni (Valle d’Aosta, Liguria, Emilia e Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Molise, Basilicata e Calabria) hanno tutti i propri Comuni in area di rischio.
Ispra conferma quello che sappiamo da anni: l’Italia è un paese fragile sotto l’aspetto idro-geologico.


E’ un messaggio alla politica. Gli strumenti di pianificazione sono: piani di Assetto Idrogeologico, piani di gestione del rischio alluvioni, l’importante è orientare la spesa pubblica per la manutenzione del territorio. Un investimento di denaro a credito, che deve puntare sulla prevenzione e non sulle misure di intervento a posteriori. Un’altra difficile decisione da prendere sarà di abbandonare alcune zone che sono particolarmente a rischio poiché non possono essere più abitate.

 

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Monica Brunettini
Impiegata, blogger e Referente Provinciale Blogger Asti

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