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Bullismo: né vincitori né vinti… soltanto infelicità

di Chiara Calosso

Venerdì 22 febbraio, presso i locali dell’oratorio Santa Chiara, in un clima simpatico e disteso, genitori, catechisti, educatori del territorio si sono incontrati con Giorgio Grassi (che ha visionato il presente articolo). Il consulente professionista ha parlato del delicato argomento del bullismo, su suggerimento delle catechiste della parrocchia Sacro Cuore.

 

Partendo dalla frase “In ogni storia di bullismo non c’è mai un vincitore e nemmeno un vinto: c’è solo un soggetto debole che se la prende con uno ancora più debole e approfitta dell’incompetenza e dell’analfabetismo emotivo che domina l’ambiente in cui entrambi vivono e si muovono per affermare un potere fittizio”.
Abbiamo meglio compreso, prima di tutto, la definizione:

 

Il bullismo è un atteggiamento aggressivo tra pari, intenzionale, persistente nel tempo, che prevede una interazione asimmetrica e modalità fisiche e verbali dirette o indirette.

 

I ruoli in un caso di bullismo sono fissi: il bullo, l’aiutante del bullo (che vuole entrare nella cerchia del bullo e fa ogni cosa il bullo gli dica), i sostenitori (persone che non agiscono direttamente, ma incitano il bullo e il gregario ad agire e, spesso, li riprendono con il cellulare, per esempio), il difensore/salvatore (colui che difende e prende le parti della vittima, magari cercando di fare ragionare i sostenitori), la vittima (spesso sola e isolata) e gli esterni (non fanno nulla né a favore né contro la vittima ed sono omertosi).

Per prevenire situazioni di bullismo si deve educare i bambini ad essere assertivi (capire ciò che si desidera e fare di tutto per ottenerla) ed alla responsabilità (a ogni azione segue sempre una conseguenza) e cercare di essere genitori autorevoli, non permissivi ed incoerenti.

 

Nella prevenzione del fenomeno, inoltre, ci si deve focalizzare sul gruppo di aggregazione in cui ogni educatore opera, per creare un clima di accoglienza e inclusione, sia per rafforzare le potenziali vittime, sia per recuperare i sospetti bulli, coinvolgendo anche i genitori.

 

Ecco alcune linee guida che Giorgio Grassi ci ha lasciato nel caso riscontrassimo situazioni di bullismo:

 

Autorevolezza e dialogo sono indispensabili senza estremizzazioni
    • Prendere consapevolezza del problema
    • Non minimizzare il problema (lascerebbe da solo il bambino/ragazzo ad affrontare qualcosa di più grande di lui)
    • Favorire il dialogo (ascoltando il racconto fino alla fine, senza giudicare e raccontando a nostra volta qualcosa riferito a noi, per far capire che parlare di sensazioni e sentimenti non è negativo, anzi…)
    • Non arroccarsi su posizioni estreme nei confronti del proprio figlio, né di accusa, né di difesa
    • Invitare il proprio figlio a chiedere aiuto
    • Cercare/trovare una soluzione insieme al proprio figlio
    • Confrontarsi con gli altri genitori
    • Potenziare l’autostima del ragazzo
    • Lavorare verso l’autonomia del ragazzo, per creare un legame di libertà e non di dipendenza
    • Favorire momenti di socializzazione positiva
Per chi desiderasse approfondire l’argomento, lo studioso che più si è occupato di bullismo è lo psicologo Dan Olweus.

 

La buona comunicazione:
è un progetto autonomo per il cammino verso un Mondo Migliore e unisce un gruppo di blogger che si ispirano alle linee guida dell’Associazione no profit COEMM (Maura Luperto Presidente e Maurizio Sarlo Fondatore)
Info: www.coemm.org e https://www.facebook.com/COEMMeCLEMMOfficialPage/

 

Per leggere i miei articoli clicca qui: Monica Brunettini
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Monica Brunettini
Impiegata, blogger e Referente Provinciale Blogger Asti

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