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Se un prodotto non esiste in natura sconvolge un equilibrio

Quando ho appreso che Teresa Bellanova, neo ministra delle Politiche Agricole, si è dichiarata favorevole alla ratifica dell’accordo sul libero scambio con altri Paesi dei prodotti agricoli, sono rimasta stupita. Mi sono chiesta come fare a saperne di più, così ho letto un po’ e chiesto conferme a un esperto di agricoltura.

Questa notizia non mi è piaciuta, negli ultimi cinque anni l’Italia è sempre stata contraria all’ingresso di OGM sul nostro territorio. Si è cercato di arginare il fenomeno ormai diffuso in tutto il mondo, senza riuscire in questo completamente.

Ora, dare segnali di apertura in questo senso, equivale a concedere nuove flessibilità e fare un mix che a mio avviso non è consigliabile. Attualmente, alcuni accordi  consentono che la soia ogm proveniente dal Sud America venga utilizzata come cibo per gli allevamenti animali sul nostro territorio, per cui la mangiamo indirettamente. Alcune sementi utilizzate per il riso in pianura padana, sono predisposte a divenire ogm nel campo in fase di crescita, per cui abbiamo produzione di riso ogm.

Quando arriva un nuovo ogm, va testato e questo perché potrebbe potenzialmente essere dannoso al nostro organismo. Il grado cancerogeno si misura attraverso esperimenti su cavie come per esempio topi e richiede anni di studio. Non ci sono i tempi per sperimentare e neppure il denaro da investire quando ci sono interessi produttivi e urgenze.

La scienza non è favorevole all’ogm, molti scienziati e agronomi ritengono che sia un grave errore, mixare sul territorio ogm e biologico,  in quanto il biologico ne viene influenzato e i piccoli produttori che abbiamo sul nostro territorio -che non ha grandi estensioni- non possono permettersi di analizzare il prodotto continuamente.

Per questo l’Italia deve fare una scelta ferma e certa, assegnando al proprio territorio l’unicità e l’eccellenza che è la sua tradizione meritata. La biodiversità deve essere necessariamente tutelata.

Altri inconvenienti sono, per esempio, che la produzione ogm che viene praticata in prevalenza su mais e soia, non ha dato tutti questi vantaggi: il seme ogm costa di più, deve sottostare a fornitori specifici e normalmente viene utilizzato in abbinamento al glifosate, usato addirittura come essicante sul mais per anticipare il distacco del frutto.

Per sfamare il mondo l’ogm non è necessario. Ci sono grandi estensioni di terreno che non sono adibite a agricoltura e si legge che la cementificazione avanza sottraendo campi coltivabili.

I costi del biologico non sono così elevati come il business vuole farci credere. Si tratta di un 10-20 percento di differenza che viene immediatamente risparmiato in salute -come da dati certi e pubblicati- in quanto i soggetti consumatori di biologico hanno inferiore incidenza di malattie.

Siamo quello che mangiamo e per questo dobbiamo decidere, ma dobbiamo essere preparati e informati per compiere la scelta migliore.

La buona comunicazione:
è un progetto autonomo per il cammino verso un Mondo Migliore e unisce un gruppo di blogger che si ispirano alle linee guida dell’Associazione no profit COEMM (Maura Luperto Presidente e Maurizio Sarlo Fondatore) – Info: http://www.coemm.org

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Monica Brunettini
Impiegata, blogger e Referente Provinciale Blogger Asti

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