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Musica Sociale

Numero Zero? Una super partenza con la Fondazione Goria

di Monica Brunettini

La vera sfida dei giovanissimi ragazzi di “numero zero” era organizzare un evento alla grande insieme alla Fondazione Goria – affrontando le difficoltà che questo comporta – intervistare e passare un po’ di tempo con un loro beniamino: Ermal Meta. Chi tra noi non ha mai sognato di intervistare e parlare a tu per tu con il proprio idolo?

Sogno realizzato: la serata è stata riuscitissima, complimenti a loro.

La Fondazione Goria segue da anni il progetto 7 marzo 91: la migrazione albanese in Italia. Un progetto volto alla valorizzazione della comunità al di là dell’Adriatico. Lo spazio di studio con ricerche e testimonianze dirette era focalizzato su Asti e ha coinvolto studenti e insegnanti in un percorso di incontri, mostre e rassegne cinematografiche che ha portato questa nutrita comunità albanese presente in città all’evento, a unirsi alla sala con molte domande e partecipazione.

Ermal è arrivato tra gli applausi accolto dal giornalista Massimo Cotto, col quale si trova a suo agio grazie all’amicizia che – come accennano – esiste tra loro. A lui confessa di scrivere solo quando gli succede qualcosa, è un espressione di benessere. “Metto giù una canzone e mi libero di qualcosa di dormiente accaduto prima, chissà quando, ma scrivo solo quando sto bene. La prima canzone l’ho scritta a 16 anni a bari.. c’era sole ma ho scritto: “Pioverà”. L’energia di quella canzone veniva da un accumulo di altro luogo e tempo.” Alla richiesta di quanto è importante il talento – dice che è un dono – ma è la forza che ci metti a riuscire che ti fa arrivare. A volte chi ha meno talento, ma lavora di più, arriva prima e meglio. Talento o costanza?… costanza.

Dopo la breve presentazione a fare le domande sono loro, i ragazzi di Numero Zero, eccone alcune:

  • Francesca chiede: Qual è il tuo rapporto con la paura? “Aver paura a volte serve ma non è assolutamente utile il panico. La paura di non riuscire ti aiuta a scendere in profondità per capire cosa fare. È come un fuoco, la dobbiamo accettare ma non dobbiamo farci catturare e paralizzare da essa. La paura del futuro? Siamo in viaggio, scopriamo cosa ci riserva.”
  • Laura chiede: Qual’è la tua canzone preferita? “Vietato morire e… odio le favole, quando l’ho scritta ho sentito “cambia qualcosa” ..un’intuizione. Seguire sempre l’idea… le idee non puoi imprigionarle gli uomini sì. E aggiunge: “La canzone è un modo di comunicare tra due mondi diversi, tra varie dimensioni.”
  • Virginia: Qual è il ruolo dell’artista nei confronti di sé stesso? “Non tradire mai il proprio peso specifico. Essere sé stessi , tutto arriva dall’interno, perché comunque esprimendo qualcosa di diverso da noi stessi, non riusciamo a ingannare noi e gli altri.”
  • Emi: Se domani dovessi scrivere una canzone su che cosa sarebbe? ” Non lo so mai…devo sentire qualcosa dentro per scrivere, se non è il momento e non viene naturale comunque poi la scarterei. Pensare troppo porta al passato e al futuro, è l’adesso l’importante. Per avere l’intuizione, ad esempio, non bisogna essere troppo legati alla tecnologia e l’essere sempre in connessione crea solitudine e dipendenza, in questo caso l’invenzione non è utile, anzi schiavizza.”
  • Massimo Cotto: Che tipo di bambino eri? “Ero iperattivo fino a sei anni, poi tranquillo e poi in adolescenza creavo delle band per cui periodo un po’ agitato. Poi la musica mi ha rapito.”
  • Matteo: A cosa serve una canzone? “Sono due le risposte, a niente dal punto di vista biologico: vivi lo stesso anche se non scrivi o senti una canzone, ma è utile per tante cose, per esempio ti fa scoprire il tesoro che hai nascosto dentro.”

La serata prosegue con le domande dei bambini della comunità albanese che, grazie ad alcune frasi in lingua e a un racconto di Ermal, spiega cosa significa per loro essere Albanesi che vivono felicemente in Italia non senza aver passato momenti di difficoltà per integrare l’origine con il nuovo territorio che li ospita.

La domanda più bella è di Flavia, una bimba della comunità albanese: “Da piccola avevo insicurezze a gestire le mie radici. Tu avevi anche lo stesso problema? “Anche se cambi città o scuola succede la stessa cosa, hai un periodo di adattamento… avevo tredici anni quando sono arrivato in Italia. Ma ricordati di abbracciare le tue radici e sentirti orgogliosa sempre delle tue origini perché è giusto.

L’Albania è una grande nazione che ha resistito alla propria disgregazione conservando una lingua solo tramandandola verbalmente, ecco la storia di Skënderbeg che fu un grande albanese, rapito dai turchi da bambino, si distinse per capacità e intelligenza; parlava perfettamente, oltre all’albanese, il turco e il latino. Divenne esperto nell’uso delle armi, nonché di strategia militare; a soli diciassette anni divenne generale dei giannizzeri, corpo principale dello schieramento musulmano. Guadagnò la stima e la fiducia del sultano, quando si accorse che l’Albania stava per essere invasa, si ricordò delle sue origini e si mise al servizio della sua vera patria, combattendo e proteggendo le proprie mura e l’Italia stessa e finché fu in vita ci riuscì, orgoglioso del suo grande popolo.
Dopo questo racconto…parla in albanese con una bimba e…. poi canta solo con la chitarra creando un’atmosfera calda nonostante la bassa temperatura del locale …solo con la voce.

Alla fine foto con tutti i bambini presenti in teatro e finale con la fondazione Giovanni Goria che ha ricordato la propria mission e progetti.
Bell’evento e splendido artista, con messaggi di positività a i giovani e meno giovani, grazie!
“Cambia le tue stelle, se ci provi riuscirai
E ricorda che l’amore non colpisce in faccia mai
Figlio mio ricorda
L’uomo che tu diventerai
Non sarà mai più grande dell’amore che dai”
Ermal Meta

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Monica Brunettini
Impiegata, blogger e Referente Provinciale Blogger Asti

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