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Curiosità

Il nostro riflesso sui social: ego o verità?

di Monica Brunettini

Ho ascoltato un argomento interessante alla radio. Si parlava dell’impatto che ha la nostra immagine social, la nostra reputazione pubblica sul web, e di come influenza ora, più che mai  una nostra eventuale o attuale ricerca di lavoro.

In un periodo in cui la flessibilità lavorativa è imperante, siamo orientati a cambiare lavoro almeno cinque volte nell’arco della vita lavorativa (le statistiche ci dicono che accade attualmente a circa il 50% dei lavoratori in Italia) e possiamo – da un momento all’altro – trovarci nuovamente a presentare dei curricula per essere reclutati da un’azienda.Il recruiter addetto alle risorse umane, controllerà la nostra immagine pubblica sui social – conosciuta in gergo come “web reputation” – e la confronterà con quanto riportato nel nostro CV con eventuali post o prese di posizione forti circa alcuni argomenti “sensibili” come la politica, la violenza oppure la stessa nostra eccessiva mondanità che potrebbero essere analizzati o fraintesi.

La nostra presenza e attività sui social è importante in fase di ricerca di lavoro

La consulente che ascoltavo alla radio ha accennato al fatto di impostare la nostra privacy in modo che solo amici stretti possano vedere tutto delle nostre pagine e si è arrivati a dire di postare meno possibile informazioni personali.

La verità è che spesso, anzi sempre, è il nostro ego a fare da padrone quando ci esponiamo in pubblico. Adottiamo una o più maschere sociali per apparire al meglio.

Solo condividere quanto sentiamo giusto e dire la verità è la soluzione. Io non metto un “mi piace” per la compagnia o per compiacere qualcuno se non lo condivido appieno. In questo modo non si crea un’immagine distorta di noi stessi.

È divertente esprimersi sapendo di essere letti da tante persone e vedere che le nostre affermazioni incontrano il favore di amici e conoscenti. Questo accontenta il nostro ego, ma la nostra parte profonda non ha necessità di farsi bella, di compiacere o di farsi amare.

Lanciare messaggi utili e creare rapporti positivi per me va bene anche attraverso i social, per cui continuerò a farlo con coerenza come voglio fare nella vita di tutti i giorni. Non scrivere per paura del giudizio altrui è sintomo di chiusura, ma condividere contenuti che non abbiamo approfondito non sarebbe coerente.

Ecco una poesia di Khalil Gibran che mi è piaciuta in particolare:
Diceva un foglio bianco come la neve
-sono stato creato puro, e voglio rimanere così per sempre, preferirei esser bruciato e finire in cenere che essere preda delle tenebre o venir toccato da ciò che è impuro-
una boccetta di inchiostro sentì ciò che il foglio diceva, e rise nel suo cuore scuro, ma non osò mai avvicinarsi. Sentirono le matite multicolori, ma anch’esse non gli si accostarono mai,
e il foglio bianco come la neve rimase puro e casto per sempre -puro e casto- e vuoto.

La buona comunicazione:
è un progetto autonomo per il cammino verso un Mondo Migliore e unisce un gruppo di blogger che si ispirano alle linee guida dell’Associazione no profit COEMM (Maura Luperto Presidente e Maurizio Sarlo Fondatore)
Info: www.coemm.org e https://www.facebook.com/COEMMeCLEMMOfficialPage

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Monica Brunettini
Impiegata, blogger e Referente Provinciale Blogger Asti

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