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Gradisci un caffè? Sì, preferisco quello filosofico

Ieri mi sono trovata nella biblioteca della mia città per partecipare a un’iniziativa “diversa” dal solito.

E’ stato proposto ai cittadini canellesi di partecipare a un caffè filosofico. Si sarebbe parlato di filosofia. Non ho studi classici, ho intuito che non mi avrebbero offerto il caffè e che si sarebbe discusso di qualche tema. Sulla locandina veniva indicata come moderatrice una professoressa di filosofia molto conosciuta agli studenti del liceo, in pensione da poco tempo.

Ritrovarsi per parlare davanti a un caffè

Sono di natura curiosa. Vi posso dire che è stato un interessante viaggio sull’origine e storia della filosofia, terminato con un dibattito a cui quasi tutti hanno partecipato, tra lo stupore generale. Vincere la timidezza con la discussione è stato un successo per me. Si è parlato di stabilire che l’uomo al suo interno, possa oppure no essere uguale a se stesso al di là del periodo e delle condizioni di vita,  se la natura umana spogliata di tutti i condizionamenti, abbia una matrice pura e costante.

La durata della riunione è stata poco più di un’ora ma il tempo è volato.
Non vi sto a fare l’elenco delle cose nuove che ho imparato. Vi vorrei trasmettere due concetti per me importanti.


I primi Caffè filosofici sono nati durante l’illuminismo nel Settecento, in Francia dove si parlava per lo più di politica in quanto c’era aria di rivoluzione. Sono stati organizzati all’ora dell’aperitivo e non del caffè, ma si svolgevano nei caffè parigini. La cosa curiosa è che successe per caso, un signore che collaborava con una radio dell’epoca, disse pubblicamente in radio, che a una certa ora, la domenica, si trovava con gli amici nel tale Caffè del centro a chiacchierare di alcuni argomenti. Fu un flusso di persone che si riunì, al punto da creare in Parigi diversi Caffè filosofici, grazie ai quali non si trovavano risposte – e intanto la cultura si diffondeva – in quanto farsi delle domande è l’ importante. Le soluzioni possono essere varie e magari se ne trovano diverse, tutte valide. Sentire l’opinione altrui aiuta, ma spesso non ti fa mutare la tua.

La scelta del caffè avvenne quando questa bevanda che stava arrivando dalle colonie iniziò a diffondersi e inizialmente veniva considerata cattiva, amara, poco elegante. Fu una scelta contro-corrente, quella del caffè.

In America e nel mondo, attualmente i caffè filosofici sono assai diffusi, c’è bisogno di un ritorno al dialogo che un po’ è stato smarrito a causa del motto del nostro tempo: “presto che è troppo tardi”.

 

I caffè filosofici non sono altro che i salotti che da tre anni si stanno diffondendo nella nostra penisola, grazie al progetto Coemm. Sono gruppi di persone che si riuniscono per scambiare opinioni e discutere di argomenti.  Non quelli soliti e superficiali che si trattano quando si ha fretta. Sedersi con gli amici ha un valore inestimabile. Dedicare del tempo a conoscerci e conoscere situazioni che magari non sappiamo è molto utile per aprire la mente.
Grazie a questo strumento di diffusione della cultura possiamo tornare a essere umani in un mondo umano, possibilmente migliore.

La buona comunicazione:
è un progetto autonomo per il cammino verso un Mondo Migliore e unisce un gruppo di blogger che si ispirano alle linee guida dell’Associazione no profit COEMM (Maura Luperto Presidente e Maurizio Sarlo Fondatore)
Info: www.coemm.org e https://www.facebook.com/COEMMeCLEMMOfficialPage/

 

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Monica Brunettini
Impiegata, blogger e Referente Provinciale Blogger Asti

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