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Specchio del mio inconscio

di Monica Brunettini

Parliamo molto spesso di vanità. I giovani e anche le persone mature cercano conferme e riscontro sui social. La domanda che sembra imperare è “Mi vedi”? “Sono bello e bravo?” “Sono fortunato?”.
Si tratta di un’espressione di insicurezza e disamore verso sé stessi quando cerchiamo conferme all’esterno. Si è vanitosi quando ci si dedica al nulla, e si dà importanza solo alle cose materiali e alla bellezza esteriore. Eppure essa è un riflesso di quella interiore. Una persona che si ama è necessariamente “curata”.
Oggi ascoltando la radio, ne parlava lo psichiatra Raffaele Morelli, di cui ho letto molti libri, per cui lo seguo volentieri.
Diceva che scrutare allo specchio il nostro riflesso è cercare l’immagine del nostro viso. Vogliamo ritrovare la nostra faccia che è unica ed era già presente in noi ancora prima della nostra nascita.

Vediamo il riflesso di ciò che pensiamo sia vero

Quando guardiamo la nostra foto, a provocare un senso di insoddisfazione e mancato riconoscimento della nostra immagine, sarebbero i ricordi che abbiamo del nostro viso – legati all’abitudine di vedere il nostro riflesso “capovolto” nello specchio. La continua immagine di noi finisce col renderci piacevole il suo ricordo e sgradevole ogni scatto che non lo rispecchi fedelmente.

Gli psicologi chiamano effetto esposizione questo non riconoscerci e accade anche con la nostra voce: siamo talmente abituati a sentirla rimbombare nella nostra testa, che quando la riascoltiamo in una registrazione, sembra non appartenerci.

Il volto sorridente è inoltre più facile da abbinare al proprietario, nel senso che riconosciamo più una faccia ridente che triste.

Il riflesso nello specchio a volte è alterato dal nostro vissuto, facendo arrivare ai nostri occhi un’immagine di noi alterata. È proprio il viso la parte che manifesta le nostre emozioni, la parte che mostriamo a cui teniamo di più.
La nostra infanzia, secondo il grado di dolore e di amore che abbiamo provato, ha forgiato il nostro carattere e ciò che crediamo di essere. Essa è stata la base della creazione del rapporto che ognuno di noi ha con se stesso e con la propria immagine.
I selfie e la ricerca della foto perfetta hanno origini profonde nel nostro inconscio e riconoscere questo è un modo per conoscerci meglio.

La buona comunicazione:
è un progetto autonomo per il cammino verso un Mondo Migliore e unisce un gruppo di blogger che si ispirano alle linee guida dell’Associazione no profit COEMM (Maura Luperto Presidente e Maurizio Sarlo Fondatore) – Info: http://www.coemm.org
Facebook: http://facebook.com/COEMMeCLEMMOfficialPage/
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Monica Brunettini
Impiegata, blogger e Referente Provinciale Blogger Asti

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