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Enogastronomia

Il Biologico in Italia cresce di più sugli scaffali che sui campi: “si può fare di più…”..

Il bio non è una moda… ma semplicemente è una buona e saggia pratica agricola.. ancor prima che uno stile di vita: è mangiare genuino come è giusto che sia!!..

Chiariamo, anzitutto, la differenza tra un prodotto Biologico e uno Biodinamico:

L’Agricoltura Biologica è un Sistema di produzione Agricola che non utilizza prodotti  chimici di Sintesi , fertilizzanti Diserbanti, Insetticidi, Anticrittogamici… per la concimazione dei terreni, per la lotta alle infestanti, ai parassiti animali e alle malattie delle piante. Si ricorre alla rotazione delle culture sui terreni e si utilizza letame per la concimazione, mentre vengono vietati l’uso di Organismi Geneticamente Modificati.

L’Agricoltura Biodinamica invece, utilizza le stesse tecniche dell’Agricoltura Biologica e in più tratta la produzione secondo le tecniche insegnate da Rudolf Steiner (1861-1925) consolidate attraverso decenni di sperimentazione, i cui principi base si fondano sulla conoscenza delle Forze che governano gli esseri viventi con un’attenzione particolare ai pianeti e alle lune, cercando di mettere nella giusta interconnessione terreno e cielo per creare flussi armonici.

L’espansione del BIO continua e rimane un sistema di garanzia sicuro per i consumatori. Ma il settore potrebbe migliorare ancor di più….

Vengono conquistate nuove fette di mercato, si moltiplica l’offerta di prodotti tra gli scaffali e il termine bio risuona di frequente anche negli spot pubblicitari, risvegliandoci dal torpore… forse le coscienze stanno iniziando a Risvegliarsi..

La crescita è costante e i fatturati nel nostro paese, cominciano ad essere corposi, nell’ordine dei 2,7 miliardi di euro per l’Italia. L’Italia è in testa fra i Paesi europei per numero d’imprese bio, ma la diffusione e la crescita veloce non devono illuderci perchè siamo ancora piccoli!. C’è una buona fetta del nostro territorio agricolo coltivata in regime biologico: i dati dell’ultimo rapporto Bio in cifre 2017 del Ministero per l’Agricoltura parlano del 12% della superficie agricola nazionale (la superficie coltivata secondo il metodo biologico in Italia supera 1.500.000 ettari), ..ogni anno qualche migliaio di operatori scelgono di convertire al bio la propria azienda. Anche se si contano quasi 72.000 aziende agricole biologiche, si è però appena al 4,4% delle aziende totali..

Invece di perdersi in numeri, mi sorge una domanda spontanea: “forse che c’è ancora troppo chimica nei campi, mentre la forte richiesta di prodotti biologici non trova ancora un’adeguata copertura?!?

Si sa che con “certi” prodotti chimici si può aumentare anche di 3 volte la produzione!…Ma vediamo la situazione a casa nostra. Secondo l’Ass. per l’Agricoltura biodinamica, l’Italia ha una forte richiesta di bio, ma l’offerta non c’è e non ce la fa a far fronte…Ecco perché purtroppo sugli scaffali di molti grandi supermercati bio abbondano molti prodotti “secchi” quali pasta biscotti etc (provenienti  ad esempio dalla Germania…).

Il biologico cresce di più sugli scaffali che nei campi…. Molte aziende che stanno premendo per entrare nel mondo del biologico, forse lo fanno per convenzione, forse perché attratti dalle prospettive di mercato, forse per i finanziamenti europei  (bisogna comunque sapere come attingervi), e forse ma non per ultimo, per un disperato grido di aiuto da parte di Madre Terra che ci supplica e ci implora e, quindi, ci si sta avviando verso una vera presa di coscienza e di consapevolezza, rivolta alla comprensione del Valore della Vita, della Salute e dell’Essere Umano.. Molte grandi aziende agroalimentari, invece, nel frattempo e già da tempo, hanno ovviamente visto il biologico come la gallina dalle uova d’ora..

Qualunque sia la scelta, certo è che con il Risveglio delle Coscienze la situazione si amplificherebbe.

Pare però che ci sia un altro ostacolo a questa Evoluzione Agricola, che è per fortuna costantemente in aumento: è curioso ma, pare che manchino le competenze specifiche, professionisti e agronomi preparati, anche solo, tanto per cominciare dalle certificazioni. E allora tanti agricoltori, presi magari dalla fretta e dalla disperazione di questa “crisi voluta e ben pilotata” tentano la strada del bio e finiscono per improvvisarsi: il biologico non si improvvisa… Ecco che per mancanza di professionalità, purtroppo desistono..lasciando sempre più il passo all’arrivo delle importazioni. Un esempio sotto gli occhi di tutti: il grano; le importazioni di grano,  in chiave speculativa, che – precisa la Coldiretti – si concentrano nel periodo a ridosso della raccolta e che influenzano i prezzi delle materie prime nei Mercati.. Nonostante l’eccellente coltivazione dei nostri grani bio e antichi, le importazioni  (con provenienza dall’Europa dell’Est e oltre..) la fanno  da padrone, con lo sgomento e la disperazione dei nostri produttori storici; e, anche, alla faccia del Made in Italy, per prodotti come la pasta, la cui eccellente qualità deriva proprio dal grano!!..

Ha senso importare tanto bio dall’Estero? Per le aziende forse si, per il consumatore sarebbe opportuno drizzare le antenne e imparare a leggere bene le etichette, che per fortuna nel biologico obbligano i produttori ad indicare il paese di origine!

Questi prodotti che arrivano da lontano, con costi sensibilmente inferiori ai nostri, sono i cosiddetti prodotti civetta, a basso costo, perché il nostro bio, soprattutto il “fresco”, ha costi maggiori rispetto al convenzionale, che sia per i trasporti e la distribuzione, che sia per il costo elevato della produzione e della manodopera soprattutto per il controllo degli infestanti (in sostituzione al diserbo chimico). Certamente hanno più valore; la qualità ha un prezzo e noi con il Made in Italy lo sappiamo da sempre; purtroppo, però, in questo periodo storico, i prezzi vanno a cozzare con la mentalità e le esigenze di portafogli delle famiglie. Nella distribuzione, ci sono ancora troppi passaggi, con ricarichi eccessivi. Per abbassare i prezzi al consumo bisognerebbe rivedere i margini lungo la filiera. A meno che ci si orienti per una visione più locale, dove si osserva un incremento di vendite di biologico con i  GdA, gruppi di acquisti locali solidali, a sostegno del risparmio per le famiglie e dello sviluppo delle aziende agricole del territorio.

La scelta del biologico rimane sempre la migliore garanzia per un prodotto di qualità, che guarda all’ambiente e alla salute. Ma si può fare di più… per aumentare la fiducia e garantire la massima qualità, servono una maggiore Consapevolezza e una presa di coscienza verso la tutela della nostra salute, della nostra Madre Terra e anche delle nostre tasche, scegliendo sempre prodotti BIO italiani e, meglio ancora, prodotti da aziende locali a km utile.

Da 3 anni è entrato in campo il progetto COEMM per vincere una partita epocale con la creazione di un grande gruppo di acquisto ITALIASEITOP, con l’obiettivo di risollevare l’economia locale e che educherà produttori e consumatori verso un prodotto sicuramente etico e sano: finalmente un biologico alla portata di tutti!!….

Nadia Scalella RP Pavia

BLOGGER del Progetto COEMM

 

Fonti dati rilevati da:

Sinab.it  sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica, rapporto BIO in cifre 2017

www.foodweb.it

www.coldiretti.it

ttps://www.facebook.com/CFP-Blogger-222644711705372/

http://www.coemm.org/

https://www.facebook.com/blogcq24italia/

https://www.italiaseitop.me/portale/cms/index.php/it/

 

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