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Cronaca

Clemm: Apicoltura – Salute – Sviluppo

Convegno su APICOLTURA: AMBIENTE – SALUTE – SVILUPPO

Castello Dal Verme – Zavattarello – sabato 6 ottobre 2018

Ieri, sabato 6 ottobre, mi ero prefissato di raggiungere Zavattarello, per assistere al Convegno “Apicoltura: Ambiente – Salute – Sviluppo; che ritenevo interessante, e molto vicino alle nostre tematiche che riguardano la salvaguardia ed il rispetto dell’Ambiente e della natura, in generale. Se ancora non conosci il Progetto Coemm, per approfondimenti vai su www.coemm.org

Non mi sbagliavo, gli argomenti trattati da valenti esperti dell’Università Cattolica, dell’Ordine Dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali, ambedue di Milano, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, e con la partecipazione attiva della Fondazione Cariplo – Attiv-Aree, (http://attivaree.fondazionecariplo.it/it/index.html) di Oltrepo Biodiverso (http://www.attivaree-oltrepobiodiverso.it/) e delle Associazioni Apicoltori Dell’Oltrepo Montano.(https://www.orodizavattarello.it/it/associazione-apicoltori)

Il tutto in una cornice magnifica, il Castello Dal Verme, antico maniero che ha partecipato a numerose antiche battaglie, negli anni recenti sapientemente ristrutturato e trasformato in residenza signorile prima, e poi, dopo la donazione della famiglia Dal Verme al Comune di Zavattarello, in bene di pregio, fruibile dal grande pubblico.

Sono arrivato con un certo anticipo rispetto alle 14,30, ora di inizio del Convegno. Orbene, fortuna ha voluto che ho conosciuto il tecnico responsabile degli impianti, anche lui in anticipo per ovvi motivi, in quanto doveva allestire e verificare le apparecchiature necessarie: amplificatori, microfoni, luci. Fortuna perché con lui ho potuto visitare tutto il Castello, da cima a fondo. Bellissima la Sala da Ballo, la Camera della Musica, la Sala da Pranzo, le Camere da Letto dei Duchi e dei loro figli, e con sorpresa ho scoperto anche la Stanza dei Nati, riservata alle Signore partorienti ed alle levatrici. Al terzo piano, l’accesso al camminamento di ronda con un panorama mozzafiato sulle vallate circostanti.

C’erano, sul terrazzo in alto, le antenne di alcuni radioamatori dell’ARI (Associazione Radioamatori Italia), che nella camera più sotto stavano parlando con loro colleghi del Sud America.

Torniamo nella sala adibita per ospitare il Convegno e lì, poco dopo, ho avuto il piacere di incontrare Alma Rossetti, dell’Associazione Apicoltori di Zavattarello, Vice Capitano del Clemm Zavattarello, Capitano Ludmilla Wolf, insieme a due Persone Operative dello stesso Clemm. Se vuoi conoscere più da vicino il mondo dei Clemm, depositari e divulgatori del Progetto Coemm,che con i loro Capitani diffondono la Cultura Umanistica, puoi approfondire su Coemm.org alla voce Clemm CFP..

Inizia il Convegno. In apertura il Sindaco di Zavattarello, Simone Tiglio, ha sottolineato le peculiarità ambientali e naturali del territorio del Comune, la tradizione secolare dell’Apicoltura e le politiche sviluppate dal Comune al suo

sostegno e sviluppo.

Il Convegno ha sviluppato tre tematiche:

  1. Api e Ambiente: l’Antropizzazione
  2. Api e Salute: Il miele come cicatrizzante
  3. Api e Sviluppo Economico e Sociale: La possibile creazione a Zavattarello di un Distretto del Miele

Sul primo tema (Api Ambiente), il Prof. Mario Colombo e la Prof. Daniela Lupi dell’Università degli Studi di Milano hanno sottolineato il fenomeno dell’antropizzazione sull’apicoltura.

Nei secoli l’apicoltura si è modificata fino a raggiungere l’elevato grado di specializzazione di oggi e l’uomo si è abituato a beneficiare dei servigi offerti dalle api, senza tenere conto della fragilità di questo prezioso insetto, quando viene in rapporto con elementi che ne ostacolano la sua vitalità e sopravvivenza.

L’ape vive in un continuo e intimo rapporto con l’ambiente e le sue mille componenti.

A queste, di origine naturale (clima, meteo, vegetazione) si devono aggiungere quelle determinate dall’uomo (pesticidi, inquinamento, alterazioni e degenerazioni ambientali, onde elettromagnetiche).

L’insieme di tutte può favorire o ostacolare la vita delle api, fino al loro possibile annientamento.

A questi fattori esterni all’alveare vanno sommati quelli interni, prevalentemente attribuibili alla gestione, da parte dell’allevatore.

Alcune prassi operative, anche obbligatorie per la sopravvivenza delle famiglie (trattamenti acaricidi, blocco di covata, uso di surrogati del miele o del polline, ecc.), ed altre facoltative, che sono andate via via consolidandosi nel tempo (introduzione di api regine di provenienza ignota o comunque geneticamente poco compatibile o lontana a quella locale, eccessiva sottrazione di miele e polline, ecc), sono causa di ulteriore stress e deperimento delle colonie.

L’alveare attuale è un sistema molto sofisticato di allevamento in cui i ritmi produttivi sono serrati e le api “sono dei piccoli strumenti” per la produzione di tutti i prodotti necessari all’uomo.

Recentemente proprio a causa di queste problematiche si assiste globalmente a una moria degli alveari, nota col nome di Colony Collapse Disorder.

Le cause sono le più diverse e si stanno indagando a vari livelli.

Si aggiunge una sempre maggiore rarefazione di risorse alimentari determinata dalla riduzione di biodiversità fiorale negli ambienti agrari e urbani in momenti critici per la sopravvivenza delle api (fine estate) può ulteriormente compromettere la sopravvivenza dell’alveare già stressato da diversi fattori.

A tal fine l’uomo può agire positivamente sull’ambiente fornendo con semine appropriate piante fiorite in momenti di crisi. In questo caso il “Progetto Agrinatura API AMBIENTE AGRICOLTURA” coordinato dall’Università degli Studi di Milano, sta valutando come semine tardive di Facelia (https://www.ideegreen.it/facelia-coltivazione-108034.html ) possano garantire una maggiore sopravvivenza degli alveari durante l’inverno.

Il Prof. Alberto Vercesi dell’Università Cattolica del sacro Cuore di Piacenza, ha presentato il Progetto “Oltrepo(Bio)diverso, la natura che accoglie” attraverso cui la Fondazione Sviluppo dell’Oltrepo Pavese, insieme alla Fondazione Cariplo e ad un partenariato che conta 19 Enti del settore no profit, intende valorizzare il territorio collinare e montano pavese, unico spicchio di Appennino in Lombardia.

L’Oltrepo Pavese è la punta sud-occidentale della Lombardia che dal Po (60 m s.l.m.) giunge fino alle vette dell’Appennino (Monte Lesima, 1720 m s.l.m.), presenta una superficie di circa 1100 kmq (oltre 2/3 di collina e montagna) e quasi 140.000 abitanti distribuiti in 77 Comuni.

Tra le colture arboree da frutto predomina la vite, seguita dal melo che è però meno diffuso con circa 200 ha, quasi tutti a ridosso dei monti. La viticoltura dell’Oltrepo Pavese, la più estesa della Lombardia, interessa 42 Comuni collinari come zona a DOC (Denominazione di Origine Controllata) che diventano 50 come IGT (Indicazione Geografica Tipica), consta complessivamente di quasi 13.000 ha (88% a DOC) ed occupa una parte rilevante soprattutto delle colline comprese fra 150 e 450 m s.l.m., i vitigni più coltivati sono: Croatina (circa 4000 ha) per la produzioni di vini rossi e Pinot nero (oltre 2500 ha) per i vini bianchi e spumanti (elaborazione dati ISTAT del 6° censimento agricoltura- vitigni – Comuni, 2010).

Sul secondo tema (Api e Salute) dono intervenuti due Docenti Ricercatori dell’Università del Piemonte Orientale: Simona Martinotti ed Elia Ranzato
Sin da tempi molto antichi, il miele è stato usato non solo come dolcificante naturale ma anche a scopo terapeutico e per la salvaguardia della salute. Storicamente, il miele era noto per il trattamento di un ampio spettro di lesioni, come ferite, ustioni e ulcere.

Il loro studio è stato rivolto all’analisi dei meccanismi cellulari e molecolari indotti dal miele durante il processo di riparazione della ferita.

Lo studio ha fornito una caratterizzazione delle proprietà del miele sulle cellule della pelle e suggerisce che questo prodotto naturale possa essere usato efficacemente per il trattamento clinico delle ferite.

In conclusione, i dati di questa indagine dimostrano che le proprietà benefiche del miele sulle ferite vanno ben oltre le note proprietà antisettiche che erano ritenute prioritarie per questo tipo di effetto.

Sul terzo tema (Api e Sviluppo Economico e Sociale: La possibile creazione a Zavattarello di un Distretto del Miele) sono intervenuti Enrico Baldazzi, Presidente dell’Associazione Apicoltori dell’Oltrepò Montano ed Armando Branchini, Economista.

Enrico Baldazzi, ha sostenuto con forza il concetto che a Zavattarello si può vivere col ricavato da 100 arnie ed il reddito annuo di 20.000 Euro è ben maggiore di quanto si può ricavare lavorando in fabbrica od in ufficio. Con una ben diversa qualità della vita!

Baldazzi ha proposto la Creazione del Distretto del Miele di Zavattarello, con la collaborazione tecnica dell’OPEN INNOVATION CENTER di ATTIV•AREE, il raggiungimento del Riconoscimento Regionale, la qualificazione DOP per il Miele di Zavattarello, la Costituzione di una Cooperativa per le attività comuni, la creazione di un impianto per la Raccolta del Miele, la Smielatura e l’Invasettatura, l’assunzione di due insegnanti tecnici per tre anni.

Ha infine presentato i dati economici sui quali si può costruire il Piano di fattibilità dell’iniziativa, per coinvolgervi gli apicoltori locali, le istituzioni e per attirare nuovi Apicultori da fuori il territorio.

Armando Branchini ha fatto riferimento all’esperienza in Italia ed all’estero dei Distretti Industriali per indicare le Condizioni del Successo dell’ipotizzato Distretto del Miele a Zavattarello.

Hanno avuto successo quei Distretti che – dalla Collaborazione Produttiva – sono stati capaci di passare alla Collaborazione nella Promozione e nella Vendita, in particolare quei Distretti in cui sono nate e si sono affermate «marche», via via più famose, almeno in Italia.

Ne consegue che il Distretto del Miele a Zavattarello va sostenuto da un’attività di commercializzazione e promozione di tutti i prodotti alimentari del territorio: Miele – Salumi – Formaggi – Yogurt – Pane – Risotti – Pasta fresca – Torte – Biscotti – Zafferano – Vini …

E sempre più Prodotti DOP, ad alta qualità certificata.

Ma, per avere successo, non bisogna saper (solo) cambiare il modo di operare, bisogna innanzitutto cambiare il modo di pensare.

In sei direzioni:

  1. Imprenditività: il piacere dell’innovazione e di mettersi in gioco.
  2. Spirito di comunità: entusiasmo ed altruismo.
  3. Capacità di vendere.
  4. Qualità distintiva dei prodotti e dei processi.
  5. Certificazioni.
  6. Valorizzazione del territorio.

La discussione che è seguita agli interventi ha registrato il sostanziale accordo di tutti i Relatori sulle analisi, proposte e riflessioni che sono state presentate nel corso del Convegno.

Il Progetto Coemm ha in se la soluzione alle problematiche sopra descritte. ItaliaSeiTop   http://italiaseitop.me/portale/cms/index.php/it/  è un portale web che ingloba un gruppo di acquisto in crescita esponenziale. Le aziende iscritte sono italiane, che vendono prodotti italiani, anche e soprattutto del settore alimentare, buoni, genuini ed a prezzo equo. Naturalmente parliamo di tutti i settori commerciabili del mercato italiano, compreso il miele con i suoi derivati, fermo il concetto di etica.

Motore dello sviluppo di Progetti, rispondenti ai dettami del progetto Coemm, è la Società Sei S.r.l., che promuove il finanziamento di Progetti in linea con l’etica e la tutela del territorio. 

Gian Luigi Savini

Blogger del Progetto Coemm

La buona comunicazione: è un progetto autonomo per il cammino verso un Mondo Migliore e unisce un gruppo di bloggers che si ispirano alle linee guida dell’Associazione no profit COEMM (Maura Luperto Presidente e Maurizio Sarlo Fondatore) Info: www.coemm.org https://www.facebook.com/COEMMeCLEMMOfficialPage/

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