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L’Unione Europea d’accordo con le Multinazionali?

Diventa  sempre più chiaro che i padroni del mondo  (e degli umani) sono le multinazionali, e che i loro profitti sono l’indiscussa legge che domina e vige su qualsiasi ragione ed evidenza.

In virtù di questo inalienabile diritto  (che   quotidianamente permettiamo e perpetuiamo  attraverso le scelte  che facciamo, attraverso i nostri acquisti e le nostre abitudini di vita) , la  Corte di Giustizia Europea si è espressa su un punto cardine e controverso del trattato CETA autorizzando ed investendo di legalità la risoluzione di controversie tra una multinazionale ed uno Stato membro (della UE) in sede di arbitrato, cioè non all’interno di un vero tribunale, ma una sorta di tribunale privato previsto dal CETA stesso.

Esiste il ragionevole dubbio che tali tribunali non siano proprio di specchiata imparzialità  e totalmente insensibili al potere economico  delle multinazionali.

“Oggi l’arbitrato internazionale è diventato una macchina da soldi che si autoalimenta grazie al conflitto di interessi.  I giudici guadagnano se aumentano i ricorsi, ma le cause provengono unicamente dalle imprese, perché negli arbitrati lo stato può vestire soltanto i panni dell’imputato. Ne consegue che deliberare a favore del privato è l’unico modo per mantenere in salute il meccanismo” (Monica De Sisto- portavoce StopCETA)

In estrema sintesi: nel caso in cui uno Stato (membro UE) decidesse di  promulgare una legge  per proteggere l’interesse pubblico o l’ambiente , a tutela quindi  dei propri cittadini o in difesa di un loro diritto  su una questione  che può ostacolare la ‘libera iniziativa delle imprese’ ma  che di fatto potrebbe ledere i profitti di una multinazionale,  quest’ultima ha il pieno diritto di portare lo Stato (membro UE) a difendersi di fronte ad una corte privata di giustizia, cioè l’arbitrato internazionale , per chiedere un risarcimento o il ritiro della legge.

Quindi , che possiamo fare?

Siccome è ancora valida la  legge per cui i grandi numeri possono incidere sulle decisioni di politica e di mercato, si può, si deve direi…firmare qui la petizione.

E poi, sempre in virtù del fatto che i grandi numeri incidono sulle decisioni e direzioni del mercato sarebbe proprio arrivato il momento, sempre che non sia già stato oltrepassato, di incidere con i NOSTRI COMPORTAMENTI DI CONSUMATORI. La ricetta la conosciamo, sappiamo ormai che cosa ci è utile e che cosa dannoso, sappiamo che cosa inquina, che cosa avvelena, che cosa uccide la nostra economia.

Saperlo non basta. Bisogna cominciare ad agire.

Pensiamoci, una domenica mattina mentre  guidiamo per 40 km  per raggiungere il vivace centro commerciale, entriamo nel  supermercato della grandiosa magnifica catena , ed acquistiamo uno sfavillante  vassoio pesantemente plasticato che difende un meraviglioso  fragile grappolo d’uva cileno delle cui preziose intatte  proprietà nutritive  abbiamo estrema necessità  in un freddo giorno  di novembre ….

Roberta Rebella

 

 

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