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Curiosità

LA NOTTE PIU’ LUNGA CHE CI SIA…

articolo di Marie Vida

E’ un bene che  il 13 dicembre, la notte di santa Lucia,  sia la più lunga che ci sia, perché, così la Santa ha più tempo a disposizione per portare regali e dolci a tutti i bambini buoni delle province di Lodi, Cremona, Brescia e Bergamo,  (e, pare, anche in Veneto..) Compito non da poco, spostandosi con un asinello, poi.

 

Chissà come farà a fargli mangiare tutti mazzolini di fieno che nonni, zii e genitori dei bambini (buoni e non) appendono già un mese prima davanti alle loro case.

 

Ma è un asino fatato, quindi può fare tutto.

La magia di questa favola, della santa senza occhi (dettaglio splatter, ante litteram) che getta la cenere negli occhi di chi la vede,  ha contrassegnato la nostra infanzia.   Che ansia, che timore la sera prima, sentir suonare il campanello della Santa, avvertimento, perché non la si poteva guardare, altrimenti ci avrebbe buttato la cenere negli occhi. E’ anche capitato che telefonasse, per far sentire il campanello, (noi abitavamo un po’ fuori mano).

Immagino che adesso, potrebbe mandare messaggi vocali sui social. E non oso pensare quanto potrebbe essere geolocalizzata!

Però,  sebbene tutto sembri esteriormente molto cambiato, io vedo nei bambini, nutrito dai genitori, lo stesso misto di aspettativa, ansia  e mistero  che avevamo noi e mi fa pensare che, se riusciamo a mantenere viva una tradizione come questa, sia qualcosa che tocca da vicino il cuore:  vuol dire che desideriamo tutti di trovare un pizzico di meraviglia e di stupore, anche nelle nostre vite ipertecnologiche.

 

Probabilmente tutti abbiano valanghe di ricordi, legati alla Santa Lucia. Intanto c’era un preciso codice linguistico. Ancora adesso dire “ti faccio la Santa Lucia” è per noi lodigiani, sinonimo di regalo; la domanda di rito  degli zii e nonni era “che cosa ti faccio portare da Santa Lucia?”, dopodiché andavano ad “avvisare” Santa Lucia, secondo i nostri desideri.

Davamo indicazioni sui regali, ma sapevamo che erano di massima, e santa Lucia poteva portare qualcosa di diverso da quello che avevamo chiesto.  I genitori erano abilissimi a incanalare le nostre aspettative. Io desideravo bambole e vestitini per bambole, la stufa da cucina in miniatura,  mio fratello la pista con le macchinine, il traforo per legno, i Lego. Si aggiungevano dei maglioni, le calzamaglie, cose utili. Era bellissimo la mattina del 13, svegliarsi all’alba e scendere giù a scoprire che cosa aveva portato,  perché un filo di timore il timore l’avevamo sempre, non eravamo sempre sempre stati buoni..

C’era un tripudio di colori, sul tavolo della cucina, oltre ai regali. Cioccolatini, di varie forme e avvolti in carte di vari colori, gianduiotti,  monete d’oro di cioccolato, le finte sigarette, sempre di cioccolato, caramelle colorate avvolte in carta colorata con i festoni bianchi, caramelle mou, che si attaccavano ai denti e anche un po’ di carbone dolce, perché santa Lucia lo sapeva, che non eravamo sempre sempre stati buoni, ma ci aveva perdonato.

 

Che gioia,  che felicità. Polvere di stelle su una buia mattina di dicembre.

Avremo la neve, per Santa Lucia, quest’anno. Le preparerò qualcosa di caldo da bere.

 

Buona Santa Lucia a voi,  figli e nipoti!

 

Marie Vida

 

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