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Cronaca Lombardia

Sergio Bramini: legalità e ingiustizia

All’appuntamento  formativo di sabato scorso, a Bologna, organizzato da Imprenditore Non Sei Solo, abbiamo avuto la gradita visita di Sergio Bramini, introdotto  da Paolo Ruggeri come l’uomo che più ha fatto, in questi anni, per le PMI.

La storia di Sergio Bramini è conosciuta, ma , con semplicità ed emozione, si racconta: la sua impresa di smaltimento rifiuti, a cui ha dedicato risorse  e vita, che ha ottenuto 16 brevetti  internazionali, ha come principali clienti gli enti pubblici;  si trova a dover fare i conti con fatture non saldate , dalla P.A. per oltre  4 milioni di euro. Si vede costretto a chiudere i battenti dell’azienda. Decisione lacerante per chi, come lui, piccolo imprenditore , ha a cuore la sorte dei propri dipendenti, la ‘famiglia dei dipendenti ‘ di una piccola impresa, persone di cui si conoscono la vita, le umane vicende.

Altro dai soggetti produttivi delle grandi multinazionali.

Dalla decisione di chiudere, di portare i libri in tribunale, di dichiarare fallimento in proprio, si dipana una vicenda grottesca, surreale e dolorosa.

Costretto  con l’invio di forze dell’ordine, a riaprire l’azienda, in quanto  svolgendo   servizio per il  pubblico, deve continuare a servire.  Un servizio per cui l’azienda in realtà non è stata pagata, da quello stesso stato  che pretende comunque versamento dell’IVA, delle tasse su utili  solo figurati a bilancio. Utili di fatturato. Ma non è automatico che il fatturato equivalga a quanto effettivamente incassato. Sergio si vede costretto ad accendere due mutui, sulla casa e sugli uffici per poter pagare dipendenti e gasolio per i mezzi.

Nel 2011 il fallimento dell’azienda è inevitabile.

Sergio si sente dire dal curatore fallimentare  che avrebbe dovuto fallire prima ‘lei doveva chiudere e licenziare tutti, non lo ha fatto, ha messo nei guai  l’azienda per un milione, e lo voglio da lei’.  Somma  che ora si pretende da lui per i mutui contratti dando in garanzia casa e uffici.

‘In questo Paese il fallito sei tu, non l’azienda’ e ricorda  che dal 2010 al 2017 ci sono stati 8050 suicidi di piccoli imprenditori. Debitori incolpevoli, li definisce.

Sergio Bramini ha subito lo sfratto dalla  propria casa sotto la sorveglianza  di  60 poliziotti in assetto antisommossa.

Con coraggio da leone e l’onestà che ha accompagnato la sua vita, vincendo la riservatezza, ci ha messo la faccia, pulita , ha scritto un cartello per  raccontare la vicenda e si è piazzato  davanti al palazzo di Giustizia di Milano e poi al  tribunale di Monza.

La vicenda, venuta alla luce e pubblicizzata dai media in maniera piuttosto soft, dà un bello spaccato sulle insensate e crudeli  vicende giudiziarie del nostro Paese.

Da allora Sergio Bramini si batte per i diritti delle persone.

Per le persone  che fanno impresa in Italia. Si batte per riformare  le leggi  a favore delle banche, si batte  per l’abrogazione dell’art. 560 della legge 119/2016, legge Renzi/Boschi, che permette di cacciare, con la polizia ed il fabbro da casa ‘propria’ chiunque capiti nelle maglie dell’ingiustizia; anziani, minori, invalidi… abitazione libera per impreziosire l’asta. In palese contrasto con i diritti costituzionali ed umani.

Sottolineo che spesso lo sloggio avviene agevolato da un TSO: un sedativo somministrato d’ufficio  per aiutare a superare il momento. Il sistema non gradisce che ci siano manifestazioni emotive. L’asta è una pratica, la tua casa una cifra, la persona un soggetto inadempiente, i preposti allo sloggio…esecutori di ordini.

La misura della lealtà de Sergio Bramini, onesto galantuomo,  è espressa tutta nella sua frase di commiato:

“Il consiglio che vi do? Tenete duro. In questo Paese ha del coraggio chi fa impresa, ed affronta il 74% di tasse, tra personali e societarie. Rimanete in Italia. L’Italia ha bisogno di voi, manteniamo la cultura e la vita dell’Italia, tutti assieme. Io non faccio politica, lavoro per il buonsenso, se siamo uniti e rimaniamo uniti, noi possiamo creare un cambiamento.  Culturale, prima che  politico.”

 

 

Tanta saggezza in questa sua frase: Stiamo uniti.

Perché le cose non capitano sempre agli altri. Gli altri siamo noi.

Grazie a Sergio Bramini per le sue parole e per il coraggio dell’onestà, per averci fatto respirare il profumo di un agire che ha ancora a cuore l’ideale di un Paese giusto, dove le persone sono libere di donare , attraverso il lavoro,  il proprio valore per tener viva la memoria di quello che è stato un grande Paese  e la promessa di una sua futura prosperità.

Roberta Rebella

 

 

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