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Cronaca

Non è la Vitti, non è la Bellucci e si declina al maschile: il Monica di Sardegna

Scritto da Fabio Giavedoni

In Italia si produce vino in tutte le regioni – caso pressochè unico al mondo – e in ognuna di queste vengono coltivati, da lungo tempo, alcuni interessanti vitigni che vengono banalmente definiti “minori” solamente perché, per vari motivi storici, non sono mai entrati nell’olimpo delle presunte migliori varietà nostrane.

 Negli ultimi due decenni c’è stata una giusta riscoperta e una virtuosa valorizzazione di queste varietà autoctone, che in taluni casi è diventata anche fenomeno di moda, commercialmente assai rilevante: pensiamo, per esempio, alle attuali pressanti richieste del mercato per Falanghina, Pecorino, Nerello, ecc. … Per certi versi sembra che si sia improvvisamente sovvertita una tendenza, per cui oggi diventa quasi impossibile convincere qualcuno ad assaggiare una buona bottiglia di Chardonnay o di Cabernet Sauvignon (e ce ne sono tante in Italia di assolutamente interessanti), quasi ci fosse una crisi di rigetto per queste varietà che trionfavano in tutti i wine bar d’Italia solamente 15-20 anni fa. Ma si sa, il mondo del vino vive di inconcepibili estremismi modaioli…

Abbiamo intenzione di proporvi, una volta a settimana, un bel giro per la penisola alla scoperta di queste bellissime varietà. Seguiteci 🙂

MONICA

 

Se nella puntata dedicata alla cococciola (clicca qui per leggere il post) abbiamo esordito dicendo che “tutti i vitigni andrebbero declinati al maschile, ma ce ne sono alcuni per cui è necessario fare delle eccezioni, perché la sonorità della parola e la tradizione popolare da sempre prevedono il femminile…”, qui affermiamo il contrario: a nessuno è mai venuto in mente di chiamare al femminile il vino prodotto con questa varietà sarda. Il monica è il vitigno, il Monica di Sardegna (in questo caso Doc) il vino.

Il monica è uno dei vitigni più antichi della Sardegna ed è diffuso in tutte le province della regione anche se in limitate quantità; è maggiormente presente nella parte centro-meridionale dell’isola, dove ha acquistato notevole importanza.

La sua origine è controversa: una delle tesi più attendibili è che sia giunto in Sardegna intorno all’XI secolo, quando i monaci camaldolesi – da cui il nome con il quale è conosciuto – iniziarono a coltivare vigneti e a produrre vino che veniva utilizzato per le funzioni sacre ma anche sulle loro mense.

Un’altra ipotesi è che sia stato importato in Sardegna dagli spagnoli verso il 1600, durante la lunga dominazione aragonese, con il nome di morillo, da cui poi il termine uva mora che, attraverso varie corruzioni linguistiche, arriva all’italiano monica. Il sinonimo con cui è maggiormente riconosciuto, niedda de Ispagna (nera di Spagna), avvalora questa seconda tesi.

Viene chiamato anche, nelle diverse località della Sardegna, nieddera manna (nera grande, probabilmente per la forma del grappolo), monacamoncia niedda mora, mentre in provincia di Sassari è denominato pascale sardu pansale nieddu, anche se differisce dall’altra varietà tipica della Sardegna – il pascale – sia morfologicamente sia all’esame isoenzimatico.

Ha un grappolo piuttosto grande, di forma cilindrica o cilindrico-conica, alato e semispargolo. L’acino è medio, rotondo o sub-rotondo; la buccia ha uno spessore consistente e un colore nero o nero violaceo. Di produttività abbondante e costante, matura di solito nella seconda metà di settembre.

Spesso è utilizzato in assemblaggio con varietà locali come il bovale e il cannonau, per esempio per ottenere il vino Doc Madrolisai. In purezza concorre alla produzione delle Doc Monica di Sardegna e Monica di Cagliari, in cui sono previste anche versioni liquorose. Una vinificazione tradizionale può offrire un vino dal colore scuro e cupo, con profumi spiccati e vinosi che evolvono migliorando nel tempo. Di media struttura e contenuta acidità, in genere è bevuto giovane anche se un adeguato affinamento tende a migliorarne la qualità.

 

Qui di seguito segnaliamo alcune etichette di Monica, assaggiate di recente, che consigliamo a chi è curioso di assaggiare qualcosa di nuovo proveniente dai vigneti della Sardegna.

 

Monica di Sardegna 2016 – Cantine di Dolianova, Dolianova (SU)

Sono ben 320 i soci che hanno dato vita alle Cantina di Dolianova, una delle realtà vitivinicole più importanti della Sardegna per dimensioni. Recentemente l’azienda ha rinnovato l’immagine del logo e delle etichette, introducendone anche di nuove: l’obiettivo è farsi trovare in perfetta forma all’appuntamento del 2019 per il suo settantesimo compleanno. Il Monica di Sardegna colpisce per la particolarità del suo impianto olfattivo, piacevole e accattivante, con eleganti note affumicate, intensi sentori di frutta rossa e profumi erbacei che precedono una bocca agile e scattante, segnata da un tannino ancora giovane ma ben modulato.

 

Monica di Sardegna Antigua 2017 – Cantina Santadi, Santadi (SU)

Una realtà cooperativa nata nel cuore pulsante del Sulcis, che dal 1960 – con più di 200 soci – ha saputo farsi strada e distinguersi a livello nazionale e internazionale, grazie alla professionalità del presidente Antonello Pilloni, del direttore commerciale Raffaele Cani e al prezioso contributo offerto dall’enologo Giacomo Tachis. I vigneti si trovano nella costa sud occidentale della Sardegna, distribuiti tra i terreni sabbiosi delle valli di Porto Pino, allevati ad alberello (tra i più antichi quelli a piede franco), e le colline immerse nella macchia mediterranea, ma contraddistinte da terreni più argillosi e calcarei. Il Monica di Sardegna Antigua 2017 è un vino caldo – complice anche l’annata particolarmente siccitosa – e di carattere, intenso e scorrevole al palato, con un buon rapporto tra la qualità e il prezzo.

 

Monica di Sardegna 2017 – Audarya, Serdiana (SU)

Audarya significa nobiltà d’animo, ed è questo il concetto che la famiglia Pala vuole portare nel mondo del vino. Enrico ha creato questa cantina con la nobile idea di consegnare ai giovanissimi figli Nicoletta e Salvatore una piccola realtà da accudire e far crescere. Insieme, si pongono l’ambizioso obiettivo di fare dei vini moderni che parlino però di territorio, in questa parte di Sardegna – compresa tra i comuni di Serdiana e Ussana , dove i terreni sono collinari e i suoli di tipo argilloso-sabbioso – particolarmente vocata per la viticultura. Il Monica di Sardegna 2017 è morbido e succoso, con un tannino aggraziato e persistente, che cattura la beva e induce senza freni al bicchiere successivo.

 

Monica di Sardegna Karel 2016 – Ferruccio Deiana, Settimo San Pietro (CA)

Ferruccio Deiana ha sempre avuto la passione per la viticoltura: dopo gli studi alla Scuola Enologica di Conegliano è ritornato nella sua terra e partendo dai pochi ettari di vigna di proprietà della famiglia è riuscito a costruire una delle più grandi realtà sarde. Il figlio Dario, laureato in Enologia a Pisa, sta gradualmente prendendo in mano le redini dell’azienda, aiutato dall’esperienza del padre: può avvalersi della nuova cantina in località Su Leunaxi, in parte interrata, ben inserita nelle vigne che la circondano. Deiana si è sempre dedicato, con passione e determinazione, alla valorizzare dei vitigni autoctoni e l’ottima qualità del suo Monica lo conferma: pienamente fruttato, morbido e dalla beva incalzante e appagante; davvero un gran bel bere per tutti i giorni.

 

La buona comunicazione:
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