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METODOLOGIA PER UNA RICERCA SULLE VIE STORICHE

GIOVANNI CASELLI  VRN del CFP DEDICATO “LE VIE STORICHE “ Clemm Bibbiena 6 – Arezzo, nell’interessante articolo che segue, ci illustra quale METODOLOGIA è stata utilizzata per lo studio  sulle Vie Storiche. Giovanni ripercorre  le varie fasi degli insediamenti nei  territori, e ci fornisce alcuni importanti concetti per una prima lettura di come i nostri antenati lo hanno percorso. Alessandra L.Montanari

Carta guida della Via da Londra a Gerusalemme, di Matthew Paris 1250 circa

La ricerca sulla Viabilità Antica fa parte della scienza urbanistica.

Pellegrino inglese del XIV secolo, sulla Via Francigena a Camaiore

                            La Via Francigena in Italia Centrale

Ciò che è soggetto a variare nel tempo  è l’ambiente  antropico ma anche il concetto stesso di territorio.

La strutturazione antropica dell’ambiente deriva dal concetto di territorio che l’uomo ha, in un dato momento storico. E da questo concetto deriva il modo di utilizzare il territorio stesso, il modo di percorrerlo, di renderlo atto alla produzione e alla riproduzione, per insediarvisi, organizzarvi i luoghi di scambio e stabilire limiti territoriali.

Il modo di utilizzare un territorio significa, inizialmente, prendere possesso dell’insieme delle strutture naturali che individuano una determinata area e successivamente  delle medesime strutture modificate nel tempo dall’intervento dell’uomo.

 La prima utilizzazione di un territorio e la prima coscienza di esso assunta dall’uomo, è la possibilità di percorrerlo nel modo più strettamente relazionato alla struttura oro-idrografica.

Il più spontaneo percorso che ne deriva, segue lo spartiacque direttamente o da presso a seconda della minore o maggiore accidentalità, spesso connessa con la quota.

Numerosi studi antropologici dimostrano che il percorso di crinale è preferito per la minore presenza di ostacoli costituiti da corsi d’acqua o da compluvi profondi, da paludi o da boscaglie. Un altra ragione essenziale consiste nella maggior padronanza visuale consentita dall’alta quota. Il percorso di crinale, però, non sempre può ospitare un insediamento; solo in certe fasi ed in determinate circostanze socio economiche abbiamo i centri a quote elevate (es: Monte Castel Savino e Poggio di Firenze).

Il principale asse di percorrenza dell’Italia peninsulare è, per lunghissimi tratti, il crinale appenninico ma a causa dell’altitudine e dei lunghi mesi di innevamento, possiede pochi nuclei abitati, anche considerando che sul displuvio principale non vi è acqua sorgiva, ma solo pozze di acque piovane.

La fase successiva alla semplice percorrenza, quella che vede il sorgere di insediamenti, si avvale di percorsi di crinale secondario, che si diramano dal principale in un livello attiguo a quello delle sorgive. Il tipo di insediamento più spontaneo, presente pressoché in tutte le culture, si trova su promontorio, ovvero sull’altura che è posta alla confluenza tra due compluvi al termine di una diramazione di crinale.

La progressiva presa di possesso stabile dell’area limitrofa al promontorio completa il quadro di una prima occupazione totale di un’area attraverso percorsi , insediamenti, campi coltivati…

Le tre fasi  hanno il loro corrispettivo economico-civile la prima nel nomadismo e nella raccolta, la seconda nel nomadismo periodico (raccolta stagionale delle messi, caccia stagionale, transumanza delle pecore) la terza nell’agricoltura e nell’allevamento stanziale.

Una quarta fase ed un successivo quadro civile più vicino a noi si attua con il consolidarsi delle relazioni fra insediamenti contigui che portano ad una strutturazione  di percorsi di contro-crinale e ad  insediamenti localizzati in situazioni nodali del sistema di percorrenze.

Si osserva quindi la nascita dei nuclei urbani al raggiungimento di una economia basata sullo scambio. La presenza dei contro-crinali favorisce progressivamente una presa di possesso del territorio fino ai
margini del fondovalle e nel tempo, fino al raggiungimento del fondovalle principale.

E’ dopo il raggiungimento del fondovalle che assistiamo a un repentino ribaltamento del modo di utilizzazione e dell’idea stessa di territorio. La tecnologia atta a percorrere, a bonificare, a insediarsi sul fondovalle, benché nata dall’imitazione delle analoghe strutture delle aree collinari, viene applicata di ritorno alle aree delle valli secondarie e lentamente pervade il territorio già prima strutturato dal crinale.

Si tratta di un cambiamento di interessi e di visione, di un cambiamento di concetto del territorio e appunto di una mutazione del tipo territoriale al punto in cui noi stessi, assuefatti ormai alla percorrenza litoranea e di fondovalle, con uso intenso delle pianure e abbandono delle alture, stentiamo a leggere.

E’ da notare che nei luoghi dapprima utilizzati accade quasi di norma che non sia la medesima gente, i pronipoti autoctoni, o comunque la stessa cultura, a causare il ribaltamento da monte a valle, bensì una cultura diversa acquisita dagli autoctoni, oppure immigrati di diversa civiltà che provocano la mutazione prendendo o riprendendo possesso dell’area collinare o montana.

Un esempio geograficamente vicino a noi  lo fornisce la storia di Roma. Non vi è dubbio che, del medesimo ceppo degli Italici, i Romani oppongano a civiltà da secoli consolidate sui sistemi di crinale attigui alla pianura laziale, un livello civile e tecnico-organizzativo diverso. Si nota un ribaltamento di interessi che anche strategicamente ottiene i suoi frutti, quando gli assi dell’invasione vengono orditi secondo la valle dell’Aniene e del Pescara (via Tiburtina-Valeria) e secondo le valli del Tevere (via Flaminia) e dell’alto Arno. Una serie di esempi recenti conferma ancor più la propensione del fondovalle ed essere utilizzato solo da una tecnica avanzata.

           La Via Francigenas sull’argine antico del Po a Valloria

Nel corso del XX secolo la rete ferroviaria ha investito il fondovalle e coste, l’Autostrada del Sole, come tante altre,insiste su fondovalle ed ha sostituito percorsi come la Cassia, posti prevalentemente su crinali o su antichi terrazzi lacustri.

Nel secolo scorso l’intasamento costiero e vallivo, sia per insediamenti sia per strutture produttive, ha raggiunto caratteri parossistici, accompagnato da un massiccio spopolamento delle alture. Si ripete così nel XX secolo una fase di interesse verso il fondovalle notevolmente simile a quella avvenuta tra I sec. a. C. e IV sec. d. C. E forse anche fra XII sec. a. C. e VI sec. a. C.

Dagli studi fatti da Riccardo Francovich e dallo scrivente, le fasi alterne di occupazione e di abbandono dei centri di sommità sono scandite da cicli di circa 600 anni. Nella Toscana dal 1200 a. C. al 600 a. C., il periodo di abbandono dei centri di sommità  è  stato caratterizzato, molto probabilmente, da un interesse per i fondovalle, per i pendii collinari e per i terrazzi fluvio- lacustri a bassa quota.

GIOVANNI  CASELLI  VRN  CFP  DEDICATO “LE VIE STORICHE” Clemm Bibbiena 6 Arezzo

tel  3331807354 – e-mail :   giovannicaselli4@gmail.com

 La buona comunicazione è un progetto autonomo per il cammino verso un Mondo Migliore e unisce un gruppo di bloggers che si ispirano alle linee guida dell’Associazione no profit COEMM (Maura Luperto Presidente e Maurizio Sarlo Fondatore) Info:

 

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