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L’Italia come la Grecia? Anche nò.

Non tutti conoscono o sono nel progetto COEMM e CLEMM, ma per la legge della risonanza, ci si attrae e ci si conosce..   Persone che parlano la stessa lingua e hanno a cuore molti interessi comuni.

Oggi mi è capitato un post su Facebook, condiviso da un Clemmino doc.  Pensavo fosse suo e gli ho chiesto di poterlo condividere tramite il blog.

Ma il post non era suo: lo aveva condiviso da un’amicizia social.

Per farla breve, ho contattato la persona in questione, che mi ha autorizzato alla condivisione dei suoi pensieri.

Non appartiene a nessun Clemm ( anche se nello spirito potrebbe benissimo starci. NdR )

In questo post, che a seguito troverete, ci sono molte considerazioni che noi Clemmini abbiamo sentito .

 

Spogliare la Grecia è stato uno scherzo.

Aeroporti, qualche isola, industrie zero, terre poche, risparmi privati ridicoli, demanio interessante.

Comunque la Grecia aveva un Pil inferiore alla sola provincia di Treviso.

E’ bastato un sol boccone.

Per l’Italia è diverso. Un capitale assolutamente enorme.  Secondo al mondo in quanto a risparmio privato, primo come abitazioni di proprietà, terre di valore assoluto e coste meravigliose.

Quinta potenza industriale al mondo prima dell’euro, ottava oggi.  Il Made in Italy è ancora oggi il marchio numero uno al mondo, davanti a Coca Cola.  Biodiversità superiore alla somma di tutti gli altri paesi europei.

 

 

Come capitale artistico monumentale, non ne parliamo neanche: è superiore a quello di tutto il resto del mondo.

Francia e Germania, più qualche fondo americano, cinese o arabo hanno fatto la spesa da noi a paghi uno e prendi quattro

Tutto il lusso e la grande distribuzione sono passati ai francesi insieme ai pozzi libici passati da Eni e Total.

Poi anche Eni è diventata a maggioranza americana.

Anche il sistema bancario è passato ai francesi insieme all’alimentare.

I tedeschi si sono presi la meccanica, e il cemento.

Gli indiani tutto l’acciaio.

I Cinesi si son presi quote di Terna, e tutto Pirelli agricoltura.

Se ne sono andate Tim, Telecom, Giugiaro, Pinin Farina, Pernigotti, Buitoni, Algida, Gucci, Valentino, Loro Piana, Agnesi, Ducati, Magneti Marelli,Italcementi, Parmalat, Galbani, Locatelli, Invernizzi, Ferretti Yacht, Krizia, Bulgari, Pomellato, Brioni, Valentino, Ferrè, la Rinascente, Poltrona Frau, Edison,

Saras, Wind, Ansaldo, Fiat ferroviaria, Tibb, Alitalia, Merloni, Cartiere di Fabriano…..

Ma…non hanno finito.

Ci sono rimaste ancora le case e le cose degli italiani.

E i loro risparmi. Circa 3000 miliardi di euro.

di Davide Benvegnù

 

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